La tornata elettorale abruzzese che ha visto la schiacciante vittoria del centrodestra è la prova concreta del successo che il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, sta registrando in questi mesi, a tutto svantaggio del Movimento Cinque Stelle, il cui leader Luigi Di Maio ha preferito non rilasciare dichiarazioni a tal proposito. Tale sconfitta la si può additare ancora una volta al fatto che i grillini abbiano corso da soli e, di conseguenza, siano stati costretti ad affrontare partiti con una pluralità di liste?

Marco Marsilio governatore d'Abruzzo

Con quasi il 50% dei voti (48,03% per la precisione), il centrodestra unito affonda l'avvocato e candidata pentastellata Sara Marcozzi, che riceve il 20,20% delle preferenze. La grillina ha dichiarato alla stampa che il percorso non è affatto concluso ma, al contrario, è l'inizio di un lungo periodo di forte opposizione. La vera novità emersa dalla tornata elettorale abruzzese è il macroscopico sorpasso del centrodestra sul Movimento Cinque Stelle, ossia lo stesso Movimento che fino all'anno scorso aveva ricevuto massicci consensi da parte dell'opinione di una regione del meridione.

Ciò sta a dimostrare che il progetto della "Lega nazionale" voluto da Salvini ha scosso e smosso le coscienze di quanti sono stati chiamati ad adempiere a un dovere civico.

Le dichiarazioni di Matteo Salvini

Il ministro dell'Interno, nelle sue dichiarazioni alla stampa, ha ammesso che il trionfo in Abruzzo non avrà ripercussioni sull'alleanza di governo con Di Maio. Un'affermazione che lo stesso presidente del Consiglio, Giuseppe Conte è pronto a condividere e puntualizzare.

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Matteo Salvini M5S

Un ulteriore dato da prendere in considerazione è che la Lega, con il 27,04% dei voti, conquista il podio davanti a Forza Italia, con il 9,07%. Sono dati, questi, che confermano che il partito di Silvio Berlusconi è un fantasma, un ricordo di ciò che fu.

La reazione del M5S

La sconfitta è bruciante per i grillini e sfocia in un silenzio del ministro del Lavoro, Luigi Di Maio che potrebbe decidere di irrigidire le sue posizioni, dalla Tav all'autonomia regionale di Veneto e Lombardia.

L'unico elemento che potrebbe rappresentare un vero e proprio pericolo per la sopravvivenza del governo gialloverde è il voto del Senato sull'autorizzazione a procedere contro Salvini per quanto attiene all'affaire Diciotti. È qui che il Movimento è consapevole di trovarsi di fronte un bivio, le cui direzioni sono ben lungi dall'essere di facile risoluzione. Prima della tornata elettorale, il suo no era dato per certo, ma il risultato finale lascia svanire quel margine di relativa certezza, se si esclude che per Salvini è, in ogni caso, una vittoria su due fronti.

Se i grillini voteranno contro il loro alleato di governo, dovranno necessariamente assumersi le responsabilità della rottura; se, invece, continueranno a manifestare la contrarietà al processo, sarà un piegarsi ancora una volta a Salvini, che attende le mosse dell'alleato mentre si prepara per la campagna elettorale in Sardegna.

Debolezza dei grillini

L'esperienza di governo sembra, a questo punto, essere stata all'origine di un'accentuazione della debolezza del Movimento Cinque Stelle nelle competizioni sui territori.

Una diminuzione di consensi non solo a vantaggio del trionfante Marsilio, ma anche del centrosinistra. Tuttavia, a differenza della Lega che ha assunto sin dall'inizio una posizione rigida circa la chiusura dei porti e lo smantellamento della Fornero, il movimento fondato da Grillo talvolta cedeva (si pensi al Salva-Carige, ad esempio), talvolta temporeggiava (la questione della Tav Torino-Lione) e, alla luce di ciò, il taglio dei vitalizi così come l'autoriduzione degli stipendi a lungo andare potrebbe non essere sufficiente. Non solo. Se Quota 100 registra un massiccio numero di adesioni, il reddito di cittadinanza è ancora da sperimentare. Ma perché questo dimezzamento dei consensi? Probabilmente perché nelle elezioni dello scorso 4 marzo, proprio nel meridione della penisola italiana, dove il M5S sfora il 50%, si era trattato di un voto di protesta, per dare un calcio a chi aveva amministrato fino a quel momento.

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