La notizia che Maurizio Belpietro, direttore del quotidiano La Verità, diventerà, anche se solo per un giorno, direttore de L’Unità, la storica testata della sinistra italiana, caduta in disgrazia ormai da diversi anni, ha sconvolto (ex) lettori e simpatizzanti. Ma, soprattutto, ha lasciato di stucco la dirigenza del Pd, con alcuni suoi esponenti che non hanno potuto fare a meno di condividere tutta la loro contrarietà rispetto alla scelta compiuta dall’editore Pessina, giudicata più che discutibile.

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Certo, la firma di Belpietro serve solo ad evitare la decadenza del quotidiano. Semplici motivazioni legali dunque che, però, vanno a toccare al cuore chi nella sinistra ci ha sempre creduto.

La giustificazione di Maurizio Belpietro: ‘Salvo una testata che rischiava di sparire’

Maurizio Belpietro direttore de L’Unità rappresenta un fulmine a ciel sereno per il Pd, forse rassegnato ormai alla scomparsa del giornale fondato da Antonio Gramsci. Belpietro firma il numero in edicola il 25 maggio, un solo giorno utile però ad evitare la decadenza della testata.

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A fargliene espressa richiesta, come racconta lui stesso, è stato l’attuale editore Massimo Pessina. E lui ha accettato di buon grado allo scopo, afferma, di “salvare una testata che altrimenti rischiava di sparire”. Belpietro prova anche a tranquillizzare tutti i suoi numerosi detrattori, assicurando di non avere alcuna intenzione di fare il direttore de L’Unità a tempo pieno visto che, aggiunge, “non condivido molte delle cose che vengono pubblicate”.

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La reazione del Pd: ‘Gramsci ci perdoni tutti’

Una giustificazione, quella addotta da Maurizio Belpietro, che, però, anziché calmare gli animi dei ‘padrini politici’ de L’Unità, ovvero i membri del Pd, li ha aizzati in maniera quasi incontrollata. I primi ad alzare la voce sono stati i membri del comitato di redazione del giornale i quali, in una nota, parlano di “ultimo affronto arrivato all’improvviso”.

La scelta di far firmare a Belpietro, conservatore e fedelissimo di Silvio Berlusconi, il numero del 25 maggio, viene considerata un “gesto gravissimo” e un “insulto alla tradizione politica” del giornale fondato dal comunista Gramsci. A fare eco alla redazione sono stati, a stretto giro di posta, diversi esponenti del Pd. Il tesoriere Luigi Zanda considera “una gravissima profanazione la firma di Belpietro sull’Unità”. Un’operazione, quella compiuta da Pessina, considerata di “sciacallaggio e violenza culturale e politica che emana miasmi volgari”.

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“Lasciate in pace L’Unità - si dispera Andrea Romano su Twitter - se la direzione di Belpietro è uno scherzo, è davvero di pessimo gusto.

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Se è una cessione, è una scelta inutilmente provocatoria”. Ma il commento più significativo è forse quello, consegnato sempre ad un cinguettio, di Patrizia Prestipino: “Belpietro all’Unità è peggio di Dracula all’Avis. Gramsci ci perdoni, Tutti”.

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