Tramite un decreto presentato oggi al Consiglio dei ministri, il presidente Giuseppe Conte ha reso ufficiale la revoca dell’incarico ad Armando Siri, sottosegretario alle Infrastrutture. Il titolare di questo dicastero, Danilo Toninelli, aveva già ritirato la delega a Siri subito dopo l’ufficializzazione di una inchiesta per corruzione a suo carico. La Lega ha confermato la sua fiducia a Conte, ma ora chiede “concretezza su flat tax, sviluppo, infrastrutture, apertura dei cantieri”.

Il M5S aveva alzato ancora tiro

Prima dell’inizio della riunione al Consiglio dei ministri, il Movimento 5 Stelle aveva alzato ulteriormente il tiro dopo le pressioni dei giorni scorsi: il leader del partito, Luigi Di Maio, aveva lanciato un “appello” chiedendo nuovamente alla Lega le dimissioni di Siri, evitando di arrivare alla conta dei voti.

La Lega, da parte sua, non ha fatto passi indietro: nel corso del dibattito la posizione di Siri è stata difesa da Giulia Bongiorno, ministro alla Funzione pubblica e avvocato, che ha fatto perno sulla linea garantista rispetto all’indagine per corruzione nei confronti di Siri, che ancora non è stato ascoltato dai magistrati inquirenti. Anche Matteo Salvini e Luigi Di Maio sono intervenuti: secondo quanto filtrato, i toni del confronto sono sempre stati “civili” con la Lega che, dopo aver confermato la propria fiducia al presidente Conte, ha però chiesto lo stop alle “chiacchiere per passare ai fatti, ci sono troppe azioni da compiere a proposito di infrastrutture, sviluppo, cantieri e flat tax”.

Il decreto di Antonio Conte, peraltro già annunciato nei giorni scorsi, ha evitato che dal dibattito si passasse alla votazione: la procedura avviata dal capo del governo è infatti di natura amministrativa e non prevede votazioni per essere approvata, anche se ora il decreto dovrà essere ratificato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Continua lo scontro tra Lega e 5 Stelle

Nonostante la revoca dell’incarico a Siri, i pentastellati proseguono nel loro confronto con la Lega: il presidente della commissione Cultura alla Camera dei Deputati, Luigi Gallo, ha chiesto di sospendere i provvedimenti a proposito delle autonomie locali. “La retata avvenuta in Lombardia, con l’arresto del consigliere di maggioranza Tatarella, la condanna per peculato alla consigliera regionale sarda del Pd Barraciu, l’indagine per peculato a carico di Oliviero, presidente della Regione Calabria e anche lui del Pd, e ancora l’inchiesta in corso in Umbria, le condanne in Abruzzo e altro ancora inquadrano una politica regionale vulnerabile alla corruzione, dove non si curano gli interessi dei cittadini italiani ma piuttosto quelli privati”.

La Lega, da parte sua, non ha mancato di contrattaccare: “Un esponente del Movimento 5 Stelle, per di più autorevole, chiede di sospendere l’iter per le autonomie perché ritiene vi sia corruzione? – si domanda Paolo Grimoldi, deputato leghista e segretario del partito per la Lombardia – Vale la pena ricordargli che le maggiori forme di autonomia per le Regioni sono state inserite nel cosiddetto ‘contratto di governo’, quindi il provvedimento non si discute. In più, se si dovesse seguire la logica di Gallo, allora bisognerebbe intervenire subito nei confronti del Comune di Roma, a guida pentastellata ma che in questa legislatura è stato caratterizzato da arresti eccellenti, oltre a essersi dimostrato una pessima guida per la città”.

Si registra anche l’intervento di Davide Casaleggio, presidente dell’Associazione Rousseau che, dopo aver ricordato che tutti i candidati del M5S sono incensurati, ha sottolineato come metodi e strumenti del Movimento 5 Stelle possano essere presi come esempio: “Si tratta di buone pratiche che spero tutti i partiti inizino a copiare”.