Continua a far discutere animatamente l’inchiesta di Perugia sulla presunta corruzione del magistrato Luca Palamara, con il relativo strascico di intercettazioni che sta sconvolgendo sia il Consiglio superiore della magistratura che il Partito Democratico. Per trattare lo scottante tema, il conduttore di Quarta Repubblica, Nicola Porro, ha deciso di invitare negli studi di Rete 4 il critico d’arte Vittorio Sgarbi, il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti, il giornalista de L’Espresso Emiliano Fittipaldi e gli esponenti del Pd Alessia Morani e Gianrico Carofiglio.

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A sorpresa, il critico più duro del suo partito si dimostra proprio l’ex toga Carofiglio, protagonista di un bollente siparietto con la Morani. Sallusti e Sgarbi, sostenitori invece della linea morbida, se le danno di santa ragione con Fittipaldi.

Lo scontro tra Gianrico Carofiglio e Alessia Morani a Quarta Repubblica

Negli studi di Quarta Repubblica, durante la puntata andata in onda lunedì 17 giugno, la parlamentare renziana del Pd alessia morani, spalleggiata dal duo formato da Sallusti e Sgarbi, strepita e si agita allo scopo di difendere in ogni modo il compagno di corrente Luca Lotti, pizzicato dalle intercettazioni a tentare di ‘aggiustare’ le nomine di alcuni magistrati.

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“Volete per forza l’uomo nero?Avete individuato lotti. Ma l’uomo nero non è Lotti, il problema sta dentro la magistratura”, attacca la Morani. Una versione dei fatti che non convince in alcun modo Gianrico Carofiglio. “Io sono un po’ turbato da tutta questa discussione - replica l’ex toga pugliese, divenuto ora scrittore e politico - perché la mia opinione è che, per esempio, l’onorevole Morani sia in buona fede e questo mi preoccupa parecchio, lo devo dire in modo franco, perché quasi quasi sarebbe meglio se non credesse a quello che dice”.

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‘Abbiamo perso la capacità di vergognarsi’

Il j’accuse di Carofiglio nei confronti, non solo di Alessia Morani, ma dell’intera classe dirigente del Pd, prosegue. “Io credo invece che ci creda - punta il dito contro la sua compagna di partito - e questo ci pone di fronte a un problema molto serio e cioè che noi tutti, collettivamente e individualmente, abbiamo perso una capacità che è fondamentale per la salute della democrazia, e cioè la capacità di vergognarsi”.

A quel punto lei non regge più e sbotta: “Ma di che cosa? Voglio sapere di che cosa”. Una pessima idea, quella di sovrapporre la sua voce a quella di Carofiglio. “Per favore non mi interrompere ti prego, non mi interrompere - la incenerisce infatti lo scrittore - se tu non mi interrompi io continuo, altrimenti mi posso alzare e andarmene. Non mi interrompere, non mi devi interrompere”. Lei prova a gettare acqua sul fuoco.

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“T’ho interrotto solo adesso, non facciamo i permalosi”, aggiunge con un sorriso quasi beffardo. Ma ormai Carofiglio è un fiume in piena. “Dicevo - alza ulteriormente i toni - l’incapacità, che non è tua personale ma purtroppo è collettiva di molti, di vergognarsi di cose che sono vergognose, Ed è vergognoso che un politico, senza alcun mandato del suo partito (si riferisce a Lotti e Ferri), in una situazione chiaramente clandestina, vada a trattare di cose di cui non ha nessun titolo per occuparsi, è qualche cosa che è assolutamente fuori da qualsiasi prospettiva di tollerabilità”.

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