Il professor Nino Cartabellotta, medico e presidente della Fondazione di ricerca GIMBE, ha offerto un interessante punto di vista sui dati che, quotidianamente, vengono forniti dalla Protezione Civile in merito all'epidemia da covid-19.

Lo ha fatto da ospite della trasmissione di La 7 Omnibus, sottolineando come al momento l'epidemia sia ancora in crescita. Eventuali decrescite, come quelle registrate il 22 marzo, rischiano di essere infatti episodiche e dettate da contingenze specifiche. A tutto questo, il professore e dottore ha aggiunto anche quella che sembra essere una frecciata alla classe Politica dirigente, sottolineando come in alcune zone non si siano prese decisioni drastiche forse perché la salute non è stata messa al primo posto.

Coronavirus: un bollettino di guerra quotidiano

L'appuntamento delle 18 con la conferenza stampa della Protezione Civile è un momento in cui l'Italia viene messa a conoscenza dei numeri dell'emergenza sanitaria da Coronavirus. I contagiati sono quasi 50mila, i morti si aggirano sulle cinquemila unità mentre i guariti sono oltre 7mila. Riguardo alla diffusione del virus Cartabellotta è chiaro: "Ogni giorno l'incremento è del 15%, ogni cinque-sei giorni abbiamo un raddoppio del numero dei casi". "Quando - ha detto - l'incremento arriverà a zero noi potremo dire che non ci sono più nuovi casi".

Le rilevazioni giornaliere dalle quali emerge un piccolo decremento rischiano invece di essere sporadiche o 'casuali': "Questi decrementi - ha evidenziato il dottore - sulla singola giornata vanno presi con le pinze. A volte ci sono problemi di trasmissione dati. A volte ci sono elementi casuali. Ancora siamo nella fase di salita".

Quel che è certo è che l'Italia avrà una certa eterogeneità del fenomeno in base ai territori.

"Non abbiamo - ha assicurato Cartabellotta - raggiunto il picco. Sarà differente in varie regioni d'Italia. Sappiamo che il virus si è diffuso in diversi contenitori geografici e sarà impossibile avere un unico picco".

Per Cartabellotta la salute dovrebbe essere davanti a tutto

Riguardo, invece, alla decisioni del governo, il prof. Cartabellotta non ha mancato di evidenziare alcune criticità: "Sono estremamente riduttive per la libertà dei cittadini, ma rimangono a maglie largo per le tutele dei lavoratori che aumentano la possibilità di circolazione del virus.

E' una sorta di mezza misura. O si chiude tutto o si va avanti così senza essere particolarmente preoccupati quando il numero dei morti aumenta".

Secondo il professor Nino Cartabellotta in alcune aree si starebbe infatti pagando dazio ad un'azione poco incisiva. "Alcune decisioni - ha detto - non prese, come la mancata zona rossa di Alzano Lombardo e Nembro noi oggi la stiamo pagando, la stiamo pagando in termini di migliaia di morti in Lombardia ed in particolare nella provincia di Bergamo".

Poi la stoccata alle istituzioni: "O la salute è al centro delle politiche oppure se ogni volta ci devono essere delle mediazioni di vario tipo è evidente che non stiamo mettendo al primo posto la salute dei cittadini in questa emergenza".

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