Nicola Porro torna a parlare di Coronavirus nel corso del suo quotidiano appuntamento con la Zuppa di Porro. Il conduttore di Quarta Repubblica ha commentato una notizia pubblicata dal Sole 24 ore, in cui viene reso noto un fatto che potrebbe rappresentare un precedente. Il riferimento va al mancato rimpatrio di un cittadino di origine del Pakistan che si è visto accordare la possibilità di restare sul territorio italiano per motivazioni riconducibili alla situazione della pandemia nel paese asiatico.

Migranti e coronavirus: dibattito sempre aperto

Nei giorni in cui si discute della possibile incidenza dell'immigrazione sull'evoluzione dell'epidemia da coronavirus in Italia, sorge un'altra storia che potrebbe alimentare le già esistenti dispute quasi ideologiche.

Tuttavia, la situazione emersa con la sentenza del tribunale di Napoli pone le basi per un nuovo dibattito tenuto conto, che si configura attraverso circostanze diverse rispetto a quelle molto dibattute sugli sbarchi. La sentenza arrivata nella città partenopea ha ritenuto la situazione sanitaria in Pakistan un motivo plausibile per concedere il permesso di soggiorno ad un cittadino di origine pakistana che avrebbe dovuto subire un provvedimento di rimpatrio. L'uomo è da tempo in Italia. In particolare sono state ritenute fondate le ragioni addotte dall'uomo rispetto alla possibilità che un suo rientro coincidesse con il rischio di non potersi curare in maniera soddisfacente in un Paese dove la pandemia ha raggiunto particolare gravità e diffusione.

Coronavirus: Porro parla dei motivi diversi per i mancati rimpatri

Secondo quanto scrive il Sole 24 ore sarebbe stata determinante nella decisione una valutazione fatta sul sistema sanitario pakistano che, per effetto di una diffusa privatizzazione, non avrebbe potuto dare cure idonee a persone che non possono dare garanzie economiche.

Costringere l'uomo ad un rientro coatto, per i togati, avrebbe significato esporlo ad una "condizione di estrema vulnerabilità".

Occorre precisare che nella valutazione potrebbe aver pesato il fatto che l'uomo vive in Italia da tempo e lavora con regolari buste paga. In ragione della necessità di tutelare il diritto alla salute si è utilizzato uno strumento che afferisce alla protezione umanitaria.

"Ce lo teniamo noi, la trovo straordinaria" è stato il commento di Nicola Porro alla vicenda. L'idea del giornalista è che, alla fine, si trovi sempre un motivo per evitare di far tornare in patria chi deve subire un provvedimento. "Prima erano le guerre, poi era il cambiamento climatico. Adesso c'è un magistrato in Italia che decide che un clandestino può rimanere tra noi perché rispedirlo in Pakistan sarebbe stato pericoloso per la sua salute".

"È una cosa pazzesca, pazzesca" ha concluso il giornalista.

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