Il 5 marzo va in scadenza il Dpcm con le regole anti-Coronavirus disposto dal governo di Giuseppe Conte. A partire dal giorno successivo dovrà andare in vigore un nuovo provvedimento del nuovo esecutivo capeggiato da Mario Draghi. Non è detto che il premier scelga di avvalersi del Dpcm come il suo predecessore, ma sarà comunque quello il momento in cui si andranno a definire le strategie di contenimento del virus.

Nella maggioranza di Mario Draghi non mancano le forze politiche che puntano ad una linea più "aperturista". Al di là, però, delle idee è probabile che si debba fare i conti con i numeri e forse con l'effetto delle varianti.

Temi che potrebbero essere l'uno legato all'altro. Ad oggi, però, è difficile ipotizzare che in un prossimo futuro (mese di marzo compreso) si possa andare verso una quotidianità contraddistinta da regole meno stringenti.

Nuovo dpcm o regole anti-Covid, la situazione non è serena

Per capire il perché è sufficiente articolare il discorso su due livelli. Il primo riguarda i semplici i livelli epidemiologici. Ci sono regioni che volgono verso un cambio di colore che le porterà dal giallo all'arancione. C'è, inoltre, la necessità di mettere in campo lockdown mirati per contenere la situazione in realtà locali (comuni o province) dove le indagini sui genomi virali dovessero rilevare la presenza di varianti. Scelta, tra l'altro, già fatta per alcuni territori.

Le varianti, nella maggior parte dei casi, preoccupano per una maggiore capacità di veicolare il contagio e favorire la diffusione del virus. Da questi due semplici cambiamenti si evince come il livello generale di restrizioni sul territorio nazionale non è destinato ad un allentamento. Ma non è tutto.

Coronavirus, si teme una nuova ondata

Oggi, nei vari livelli istituzionali, c'è consapevolezza che c'è il rischio che la curva epidemiologica torni a segnalare un deciso rialzo.

Questo dovrebbe, con buona probabilità, dettare una linea di prudenza destinata a concretizzarsi con una serie di provvedimenti a catena. Il primo dovrebbe essere la proroga del blocco degli spostamenti interregionali, anche tra regioni gialle. La scadenza fissata per il 25 febbraio, dovrebbe essere quantomeno prorogata fino al 5 marzo. Il limite si appiattirebbe con quello che segna la fine della valenza del Dpcm in atto.

Nuovo Dpcm: quando sarà e cosa potrebbe accadere

Da quel momento in avanti, dovrebbero essere prorogate tutte le chiusure. Cinema, teatri, piscine, palestre non potrebbero riaprire. Niente da fare anche per bar e ristoranti, che aspiravano a poter riaprire la sera in zona gialla e a pranzo in arancione.

C'è un orientamento che potrebbe emergere a livello europeo che potrebbe prevedere l'ipotesi di lockdown finalizzati a rendere efficace la campagna di vaccinazione, evitando la creazione di varianti. Ad oggi però non c'è all'orizzonte una serrata totale per l'Italia, ma tra le ipotesi che non vengono scartate ci sarebbe una riproposizione per un periodo (non si saprebbe ancora quale) di una strategia di contrasto alla diffusione del virus paragonabile a quella adottata a Natale.

Zona arancione, scrive sempre La Stampa, per un paio di settimane e zone rosse per festivi e prefestivi.

Tra le ipotesi per il futuro c'è anche la possibilità che le valutazioni relative allo status epidemiologico delle regioni, diventi più capillare. L'analisi dei parametri e la rilevazione delle situazioni epidemiologiche potrebbe diventare su base provinciale. con misure che non diventerebbero più tarate su intere regioni, ma su territori più ristretti. Tutte ipotesi, la cui conferma o meno dipenderà ovviamente dall'evoluzione delle cose.

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