Uno studio messo a punto dall'Università 'la Sapienza ' di Roma ha fatto un notevole passo in avanti nel comprendere come prevenire l'ictus. In particolare il dottor Francesco Violi assieme alla sua equipe ha identificato un enzima che svolge un ruolo fondamentale nella genesi dell'Ictus. L'enzima in questione è stato denominato Nox2.

Tale enzima sembra coinvolto nei processi che portano all'ateriosclerosi dei vasi e quindi all'ispessimento delle arterie, in tal modo favorisce anche l'ispessimento della caroride, aumentandone il rischio di occlusione e quindi di ictus.

Se si riuscisse a controllare e a contenere la produzione di questo enzima si potrebbe diminuire sensibilmente il rischio dell'infarto al cervello.

I ricercatori in questo senso hanno già sperimentato un farmaco in grado di ridurre la placca ateriosclerotica della carotide di ben il 30%, tuttavia fino a questo momento la sperimentazione è stata condotta soltanto sugli animali.

Come è nata la scoperta dell'enzima

I ricercatori hanno studiato pazienti in età pediatrica che presentavano una carenza ereditaria riguardo all'attività di questo enzima. Ciò si traduceva in una carotide meno spessa rispetto a chi presentava i livelli di attività di questo enzima nella norma. Nella ricerca che ha avuto la durata di 5 anni gli studiosi hanno esaminato sia i bambini affetti dalla patologia granulomatosa cronica con deficit completo ed anche le mamme che presentano solo un'attività ridotta dell'enzima in questione.

In particolare i ricercatori hanno scoperto che l'enzima Nox2 è presente anche nelle arterie, per cui nei casi in cui risulta mancate le arterie tendono a dilatarsi di più ed anche il calibro della carotide è meno spesso rispetto ai soggetti che non hanno questa carenza.

Lo step successivo sarà quindi il passaggio alla sperimentazione umana i cui tempi, a detta dei ricercatori, non si stimano lunghissimi. I ricercatori hanno messo a punto anche un sistema per misurare l'enzima nel sangue che sarà brevettato a breve e che potrà rivelarsi molto utile per i pazienti a rischio di ictus. Lo studio è disponibile online su Atherosclerosis Thrombosis Vascular Biology.