Una ricerca condotta in Italia da Cnr-Isac, Università Ca' Foscari e dall'Istituto zooprofilattico sperimentale della Puglia e Basilicata, avviata grazie al progetto “AIR-CoV (Evaluation of the concentration and size distribution of SARS-CoV-2 in air in outdoor environments) ha evidenziato una bassa probabilità di trasmissione airbone del contagio all’esterno da Coronavirus, se non nelle zone di assembramento. Tale ricerca è stata pubblicata anche sulla rivista scientifica Environment International.

Gli studi sono stati condotti in Veneto e Puglia nel periodo di maggio, tra la fine del lockdown e la riapertura successiva.

La ricerca è stata condotta in Italia ed è stata pubblicata sulla rivista Environment International. Pur non essendo ancora riconosciuta universalmente, ha specificato come determinati fattori contribuirebbero alla diffusione delle particelle airborne (trasmesse per via aerea).

Fondamentali le tecniche di diagnostica avanzata

Per l'identificazione nei campioni di aerosol, è stato fondamentale rilevare il pulviscolo atmosferico e ricercare poi la presenza della molecola RNA del coronavirus.

Lo studio, tutto italiano, ha preso in esame due città come Venezia e Lecce, che hanno rilevato dati differenti in relazione alla diffusione della pandemia. Al 16 aprile il Veneto registrava 10.800 casi su 4,9 milioni di abitanti, mentre la Puglia, invece, toccava i 2.955 casi attivi su circa 4 milioni di persone.

Le analisi sono iniziate il 13 maggio, periodo in cui le due regioni erano interessate da dati completamente diversi: 5.020 per la regione del Veneto e 2.322 per la Puglia. Sono stati presi in esame diversi fattori, legati alle condizioni meteorologiche e alla diversità degli ambienti; in questo modo, grazie a tecniche di laboratorio all'avanguardia, si sono potuti compiere gli esami in maniera precisa ed approfondita.

Sono state analizzate le nanoparticelle e il PM10 presenti nel particolato in atmosfera ed è stato osservato come la presenza dei corpuscoli virali avesse valori molto bassi.

'Negli assembramenti le concentrazioni possono aumentare localmente, così come i rischi dovuti ai contatti ravvicinati'

Secondo Daniele Contini, ricercatore Cnr-Isac.

“La probabilità di trasmissione airborne del contagio in outdoor, con esclusione di quelle zone molto affollate, appare molto bassa, quasi trascurabile. Negli assembramenti le concentrazioni possono aumentare localmente, così come i rischi dovuti ai contatti ravvicinati”. Le ricerche hanno confermato quanto già raccomandato dalla comunità scientifica: la necessità di mantenere costante il rispetto delle norme anti-assembramento anche all'aperto e di utilizzare i dispositivi anti-contagio.

Per gli ambienti indoor, invece, Andrea Gambaro (professore presso l'Università Ca' Foscari) ha sottolineato l'importanza di ventilare gli spazi al chiuso, di igienizzare le mani e di utilizzare la mascherina.

Tali risultati precisi e dettagliati, avranno un seguito: il progetto, concluso nella sua prima fase, proseguirà con una seconda ricerca in zone indoor.

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