Un ciclista professionista che, da ragazzino, non seguiva il Ciclismo: sembra un ossimoro ma è quanto ha raccontato Simone Consonni, ciclista professionistico italiano e campione olimpico nell'inseguamento a squadre durante i recenti Giochi di Tokyo 2020. Le dichiarazioni del corridore sono arrivate durante un master intitolato 'Comunicare lo Sport' effettuato all'Università Cattolica di Milano, al quale hanno partecipato anche Elia Viviani e il direttore sportivo della Cofidis Roberto Damiani.

Consonni parla dell'inseguimento a squadre: 'Si vince e si perde insieme'

Durante l'incontro Consonni ha rilasciato delle dichiarazioni molto interessanti. Il ciclista, in particolare, ha riferito come da piccolo (dai sei fino ai 12 anni) praticava il ciclismo "solo per divertimento, senza rendermi conto di cosa fosse".

Basti pensare che, in quegli anni, Consonni non lo guardava neanche in televisione, al punto che ha ammesso di non aver "mai visto" neanche una gara di Marco Pantani.

La sua consapevolezza ha iniziato a formarsi dopo che, grazie al ciclismo, Simone ha partecipato a un campionato del mondo in Russia. Qui, infatti, ha compreso "il privilegio" di poter girare il mondo.

Per quanto riguarda la specialità dell'inseguimento a squadre, il corridore ha affermato che lo emoziona il fatto di dover correre pensando a sé ma anche agli altri: "Devi pensare a mettere nelle condizioni migliori i compagni, anche i più deboli".

Inoltre, è molto importante il fatto che si vinca e si perda insieme: ciò aumenta la responsabilità, in quanto se si sbaglia si porta all'errore "l'intera nazionale".

Elia Viviani: 'Olimpiadi permettono di ergerti sullo stesso livello di sport più blasonati'

Consonni, come già detto, non è stato l'unico ciclista a partecipare al master milanese.

Era infatti presente pure Elia Viviani, anch'esso medagliato olimpico grazie al bronzo ottenuto durante le Olimpiadi in Giappone.

Quest'ultimo, proprio parlando dei Giochi Olimpici, ha ricordato come questa rappresenti una possibilità per "ergersi" allo stesso livello di sport e campioni più mediaticamente blasonati: "La medaglia d'oro che vinci è uguale a quella di un Neymar".

Per quanto riguarda il suo rapporto con il ciclismo, Viviani ha ammesso di avere la passione per la bicicletta sin da bambino, quando era affascinato dal fatto che fosse uno sport individuale. Questo, infatti, fa sì che non si debba condividere la "soddisfazione" di una vittoria con altre persone, come invece avviene in altri sport di squadra come il calcio o il basket. Infine, il ciclista azzurro ha sottolineato come Marco Pantani fosse il suo "idolo" da ragazzino.