Il mondo del ciclismo, presto, potrà dare il benvenuto ai propri 007: secondo Amina Lanaya, direttrice generale dell'UCI (Unione Ciclistica Internazionale), la piaga del doping continua a prendere piede e i test non sono più la soluzione giusta per combattere il fenomeno. Per questo, l'ipotesi estrema: l'uso degli infiltrati per cercare di scovare coloro che usano mezzi illeciti.

L'esigenza di nuovi strumenti per combattere il doping parte dai ciclisti stessi

Il problema legato alla presenza di sostanze dopanti è molto sentito dentro il gruppo dei ciclisti stessi.

Alcuni di questi, in particolare, si sono addirittura spinti a parlare di un ritorno agli 'anni della Festina'. Di questo ha scelto di parlare la Lanaya, rilasciando delle dichiarazioni al quotidiano francese Ouest-France. La direttrice ha esordito affermando come, in questo periodo storico, tutto passi "dall'investigazione" e "dall'intelligence", oltre che dalla "collaborazione con le autorità di Polizia".

Secondo la direttrice, attualmente coloro che scelgono di usare le sostanze dopanti "hanno una lunghezza di vantaggio", essendo a conoscenza della periodicità dell'individuazione delle sostanze. A causa di questo, dunque, quelli che Amina ha definito "imbroglioni" sono sempre un passo avanti e, spesso, riescono a scamparsela.

Ciò fa credere alla direttrice che i test antidoping non siano più lo "strumento principale" nella lotta al fenomeno. Da qui, la proposta: usare l'intelligence e l'investigazione.

'Bisogna mandare un messaggio'

Amina ha riconosciuto che, forse, la sua idea potrebbe essere definita da qualcuno come "estrema", ma ha comunque voluto manifestare l'esigenza di usare degli infiltrati.

In particolare, per contrastare l'uso di sostanze illecite nel ciclismo occorre "infiltrarsi nelle squadre, infiltrarsi in gruppo e pagare degli informatori". Lanaya ha ammesso di non sapere se tale soluzione sarebbe legale o meno, ma ha sottolineato come, secondo lei, sia l'unica in grado di dare dei risultati. La presenza di infiltrati, infatti, creerebbe per la direttrice un "effetto dissuasivo": "La voce comincerà a girare non appena inizieranno a riscontrarsi delle positività tra persone che si pensano intoccabili".

L'esigenza principale, per l'esponente dell'UCI, è quella di "mandare un messaggio": "Capiranno che non si possono fare stron***e". La direttrice, poi, ha voluto sottolineare che il fatto che tale stratagemma non sia mai stato messo in atto "non significa che non si possa farlo". Infine, Layana ha aggiunto che le istituzioni ciclistiche debbano iniziare a porsi questi quesiti.