Il ritorno di Serena Williams a Wimbledon è al centro di una polemica legata all'uso di farmaci anti-obesità. La campionessa, che ha ammesso di aver perso quindici chili in un anno grazie a questi trattamenti, parteciperà sia al singolo che al doppio con la sorella Venus, grazie a due wild card. La situazione solleva interrogativi su un potenziale vantaggio prestazionale e un possibile conflitto d'interessi.

La polemica e la posizione dell'atleta

La controversia è alimentata dal ruolo di Williams come testimonial per Ro, una società di telemedicina.

Una giornalista sportiva britannica ha criticato l'associazione, definendola "inquietante e triste" e accusando il marketing di "sfruttare le insicurezze delle donne". Non è chiaro se Williams stia ancora assumendo il tirzepatide, il farmaco che l'ha aiutata nel dimagrimento post-gravidanza e nel controllo di zuccheri e colesterolo. L'atleta ha però dichiarato che il trattamento ha creato un circolo virtuoso, migliorando la sua preparazione. "Mi ha aiutato a valorizzare tutto quello che già facevo", ha spiegato, sottolineando come la perdita di peso abbia ridotto lo "stress sulle ginocchia", permettendole movimenti prima impossibili.

Farmaci GLP-1 nello sport: monitoraggio WADA e risultati

Il caso Williams riaccende il dibattito sui farmaci GLP-1 nello sport professionistico.

Serena è la prima atleta d'élite ad ammettere pubblicamente l'uso di tali medicinali, sollevando la questione della loro regolamentazione come potenziali miglioratori delle prestazioni. La WADA (Agenzia Mondiale Antidoping) sta monitorando e ha commissionato ricerche sugli effetti della semaglutide. Gli esperti sono divisi sui vantaggi e sui rischi, inclusi i disturbi alimentari. L'assenza di studi scientifici su atleti di alto livello rende cruciale l'osservazione delle prestazioni di Williams a Wimbledon, i cui risultati recenti sono stati contrastanti: vittoria al Queen’s Club in doppio, ma sconfitta all’Open di Berlino.