Poche chances, anzi praticamente nessuna per imporsi in una delle tradizionali 'grandi' del calcio italiano, nonostante Giampiero Boniperti lo avesse paragonato a Mario Kempes. Un look decisamente hippy che piaceva tanto alle donne con quell'aria anticonformista di chi la sa lunga, 'allergia' a qualunque tipo di compromesso, ma un talento purissimo. Ezio Vendrame non c'è più, si è spento all'età di 72 anni dopo una lunga battaglia con un male incurabile.

Nella sua parabola sportiva si è distinto in particolar modo in realtà di provincia, dove è stato amato dalle tifoserie. Ha pagato la sua irrequietezza in un mondo come quello del calcio italiano che, soprattutto negli anni '70, viveva di regole ferree e non ammetteva i 'ribelli', specchio decisamente fedele della società italiana di quel periodo dove i tanti ribelli e contestatori venivano additati come 'pericolosi' e 'destabilizzanti'.

Ezio è stato un talento inespresso, ma non ha mai rimpianto ciò che non è stato. "Se devo parlare con degli imbecilli, preferisco morire di solitudine", avrva dichiarato nell'ultima intervista concessa l'anno scorso.

Lo definirono 'George Best made in Italy'

Lo definirono il 'George Best italiano', un po' per la somiglianza fisica, ma anche per i gesti irriverenti che mandavano in bestia gli allenatori, salvo poi esaltarli con alcuni numeri ai limiti della mitologia. Non aveva il talento di Best, sia chiaro, ma aveva tratti in comune con il 'genio' nordirlandese. Alcune sue 'gesta' lo hanno fatto entrare nella storia, come quella volta che indossando la maglia biancoscudata del Padova, in un match contro la Cremonese, verso la fine della partita inchiodata sullo 0-0 si prese il lusso di dribblare tutti i compagni di squadra compreso il portiere per poi fermarsi sulla linea di porta e riprendere l'azione come se fosse la cosa più normale di questo mondo.

"Bisognava regalare un'emozione, vivacizzare il pomeriggio", dichiarò in seguito.

La sua vita in un libro

Nato a Casarsa della Delizia in provincia di Pordenone, all'età di sei anni viene mandato in un orfanotrofio e, come lui stesso racconterà in seguito, sarà il peggior periodo della sua vita. Il calcio arriva come un dono a riempire la sua infanzia poco felice: all'età di 13 anni entra nel settore giovanile dell'Udinese e qui si fa notare per le sue doti tecniche, la sua versatilità visto che gioca indifferentemente ala o mezzala, ma anche per tanti episodi discussi e discutibili legati al suo carattere ribelle e insofferente alle regole.

Nel 1967 viene ceduto alla Spal, ma per gli stessi motivi non riesce ad emergere. Disertava gli allenamenti perché si era innamorato di una giovanissima prostituta genovese, questo ed altri episodi della sua vita sono descritti nel suo libro autobiografico 'Se mi mandi in tribuna godo'. Qui con linguaggio diretto e, in alcuni casi, decisamente colorito descrive il 'suo' mondo del calcio fatto di splendori e miserie.

Si parla anche di doping e partite truccate, è un racconto che fa discutere e non sempre in senso positivo. Ma Vendrame era fatto così, prendere o lasciare.

Vicenza, Napoli e Padova

E lo prenderanno a braccia aperte i tifosi del Lanerossi Vicenza dove giocherà dal 1971 al 1974 in quello che sarà il periodo migliore della sua carriera che gli permetterà di conoscere i riflettori della Serie A. Nell'estate del '74 lo vuole il Napoli di Luis Vinicio, ma proprio con quest'ultimo che lo aveva fortemente richiesto all'ombra del Vesuvio insorgeranno i contrasti più forti, sempre per il suo modo di fare. In maglia azzurra giocherà solo 3 partite, poi nel 1975 finisce al Padova in Serie C.

Qui la sua carriera prosegue, tra gioie e dolori, ma sempre a testa alta e si ritaglia l'ennesimo episodio memorabile in un Padova-Udinese dove i patavini vincono 3-2 grazie a una sua doppietta, uno dei due gol realizzato direttamente dalla bandierina del corner dopo aver indicato in maniera irriverente alla tifoseria avversaria che lo 'beccava' che quel pallone sarebbe finito in rete in un punto preciso, cosa realmente accaduta.

Alla fine degli anni '70 torna dalle sue parti, gioca con il Pordenone e contribuisce alla vittoria del campionato di Serie D 1978/79. Giocherà le sue ultime stagioni sempre tra i dilettanti, con la Junior Casarsa dove verrà squalificato per aver aggredito un arbitro nel 1981: sarà la sua ultima gara.

Aneddoti e curiosità

Tra gli aneddoti che sono descritti nel suo libro anche un irriverente tunnel a Gianni Rivera. "Sarà il mio rimpianto più grosso, Gianni era il mio idolo". Poi, fuori dal campo, la sua grande amicizia con il cantautore e poeta Piero Ciampi: durante una partita giocata con la maglia del Padova si fermerà platealmente per salutarlo, dopo averlo riconosciuto sugli spalti. In ultimo la sua avversione per il calcio moderno, dopo il suo ritiro.

"Non esiste, è finto, è acrilico. Al mondo ci sono stati tre giocatori di calcio: Maradona, Zigoni e Meroni. In questo rigoroso ordine, non alfabetico. Il resto è noia", dirà negli anni a venire.

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