La sindaca di Roma, Virginia Raggi, è stata assolta dalle accuse mosse dalla Procura di Roma che aveva chiesto 10 mesi di condanna per falso ideologico in atto pubblico. Il giudice Roberto Ranazzi, al termine dell'udienza, ha statuito che "il fatto c'è, ma non costituisce reato" ai sensi dell'articolo 530 comma 1 del codice di procedura penale.

La prima cittadina capitolina, subito dopo la sentenza ha scritto su Facebook che l'assoluzione sancita dal Tribunale di Roma: "ha messo fine a due anni in cui sono stata mediaticamente e politicamente colpita con una violenza inaudita e una ferocia ingiustificata".

Allo stesso tempo, la Raggi ha anche ricordato che in questo lasso di tempo non ha mai smesso di lavorare con "correttezza e trasparenza", impegnandosi sempre al massimo nell'interesse dei cittadini romani. Infine ha rivolto un ringraziamento a tutti coloro che l'hanno sostenuta in questi anni, ai suoi avvocati e anche alla procura, sottolineando che ora è pronta a rimboccarsi le maniche per il bene di Roma.

Virginia Raggi era accusata di falso ideologico in atto pubblico

La Procura di Roma, rappresentata dal pm Francesco Dall'Olio, sosteneva che Virginia Raggi fosse colpevole di falso ideologico in atto pubblico in merito alla nomina di Renato Marra alla guida del Dipartimento Turismo del Comune di Roma.

Secondo la pubblica accusa, nella vicenda avrebbe ricoperto un ruolo fondamentale il fratello, Raffaele Marra, capo del personale del Campidoglio e braccio destro della sindaca che, secondo il pubblico ministero, avrebbe dichiarato il falso in una nota all'anticorruzione capitolina, nella quale si assumeva la piena responsabilità della nomina, escludendo qualsiasi coinvolgimento del suo principale collaboratore.

L'accusa riteneva che la prima cittadina romana avesse mentito per tutelare se stessa perché, se avesse detto la verità, in base al codice etico del Movimento 5 Stelle avrebbe dovuto dimettersi. Nel processo ha avuto un ruolo importante l'ex capo di Gabinetto Carla Romana Raineri, la quale in tribunale ha affermato di non essere mai riuscita ad avere un confronto diretto con la Raggi in merito a diverse questioni, giacché avrebbe dovuto confrontarsi esclusivamente con Raffaele Marra o con Salvatore Romeo.

Dunque, secondo la Raineri, il braccio destro della sindaca "aveva un fortissimo ascendente su di lei".

Il procuratore aggiunto Paolo Ielo, nel corso della sua requisitoria, aveva sostenuto che la Raggi aveva mentito all'Anticorruzione del Campidoglio circa l'incarico affidato a Renato Marra, sia per proteggere il suo consigliere Raffaele Marra, sia per evitare di ritrovarsi indagata, e quindi costretta a rassegnare le dimissioni in base alle regole etiche dei pentastellati.

Di Maio esulta per l'assoluzione di Virginia Raggi e attacca i giornalisti

Il vicepremier Luigi Di Maio, nel commentare la sentenza di assoluzione del Tribunale di Roma verso Virginia Raggi, non ha nascosto la sua soddisfazione, ricordando di aver sempre creduto nella sua esponente capitolina.

Subito dopo è partito anche un duro attacco da parte del ministro del Lavoro al mondo della stampa, affermando che, in questa vicenda, molti presunti giornalisti hanno dato il peggio di sé, dimostrando di essere solo degli "infimi sciacalli" nel muovere ridicole accuse alla sindaca di Roma, facendo pressioni affinché il Movimento 5 Stelle le togliesse il suo appoggio. Non è mancata un'invettiva nei confronti dei media, etichettati come "corrotti intellettualmente e moralmente".

Mariastella Gelmini, presidente dei deputati di Forza Italia, nel replicare alle accuse di Di Maio, ha affermato di non riuscire a spiegarsi perché, dopo la sentenza di assoluzione per Virginia Raggi, il vicepremier si sia scagliato così duramente contro stampa e media, asserendo che probabilmente il M5S punta alla "dittatura del pensiero unico".

Di tutt'altro tenore, invece, la reazione di Matteo Salvini, il quale ha definito una "buona notizia" la sentenza, dicendo che sia giusto che i cittadini giudichino un sindaco dal suo lavoro e non in base a delle indagini della magistratura "che finiscono in nulla".