Nei giorni scorsi il Consiglio dei ministri, il Senato e la Camera hanno dato il via libera alla proroga dello stato d'emergenza fino al prossimo 15 ottobre. Una decisione che genera polemiche e discussioni, poiché attorno alla questione sanitaria se ne annidano altre politiche. Dal mondo scientifico arrivano opinioni contrastanti. Fanno rumore le dichiarazioni di Stefano Fais. Il medico è un dirigente dell'Istituto Superiore di Sanità nell'ambito del Dipartimento di Oncologia Molecolare.

Coronavirus: lo stato d'emergenza voluta dal governo Conte

Chi difende le ragioni del governo nel prolungare l'emergenza mette in evidenza il fatto che snellire le procedure può essere la direzione giusta per affrontare il prosieguo della situazione legata al Coronavirus.

Le opposizioni, invece, raccontano come oggi la fase acuta e drammatica dell'epidemia sia ormai alle spalle e non è necessario tenersi poteri speciali. Alcuni hanno addirittura parlato di deriva autoritaria del governo presieduto da Giuseppe Conte.

Ci sono, invece, scienziati come Matteo Bassetti che non approvano la scelta di prolungare l'emergenza. Concetto espresso sulla base di ospedali che oggi non hanno affatto il carico di pazienti (in terapia intensiva o semplicemente ospedalizzati) che si avevano nei giorni peggiori di marzo e aprile. Secondo l'infettivologo del San Martino di Genova si rischia di dare un'immagine sbagliata di un paese che, in realtà, non è in emergenza e si trova una una situazione migliore di quasi tutte le altre nazioni.

Coronavirus: Fais contro il cima del terrore

L'intervento di Stefano Fais è molto più duro. In un'intervista condotta da Affari Italiani e ripresa da Open non si tira indietro rispetto alla definizione di "buffonata" riservata alla decisione di prolungare lo stato di emergenza. A precisa domanda non la smentisce e puntualizza alcuni concetti.

“Non ci sono dati scientifici che lo provano e stanno gestendo il coronavirus con la paura".

"La decisione - evidenzia - di prolungare l’emergenza non ha motivazioni reali legate al virus ma è Politica. Questo però alla gente non è stato chiarito". Fais puntualizza che la circolazione del virus è un dato normale.

Specifica come l'umanità viva con tanti virus nel proprio genoma e mette in rilievo ciò che a suo avviso non si dice a chiare lettere. "Non si dice alla gente che essere positivi non vuol dire essere malati. Avete mai sentito un portavoce del governo o qualcuno che si occupa di coronavirus dire che essere positivi non vuol dire essere malati?".

"Viene fatto un esame che da una quantità abissale di falsi positivi e di falsi negativi."

Quella di Fais non ovviamente è un'opinione negazionista, ma quella di uno scienziato che sembra guardare con insofferenza all'idea che si possa inculcare nella gente la necessità di subire la paura. Quasi come se i toni e la comunicazione fossero complici di un regime di ansie.

In particolare, secondo il medico, sarebbe da analizzare il fatto che, a fronte delle centinaia di positività rese segnalate, figurino pochissimi morti.

"Si cerca di seminare la paura, anche se vediamo che a fronte dei numeri reali non ha senso. Perché si vuole mantenere il terrore. Un livello di alto di paura".

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