‘Ndrangheta, politica, avvocatura e massoneria. Martedì 9 marzo, il collaboratore di giustizia Cosimo Virgiglio ha parlato di logge coperte e di un sistema di potere occulto in grado di condizionare la democrazia pilotando elezioni e rilevanti scelte economiche. In videoconferenza da sito riservato ha testimoniato nell’ambito del maxiprocesso Rinascita-Scott, nato dall’operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia guidata da Nicola Gratteri che conta oltre 300 imputati. Dinanzi al collegio giudicante presieduto da Brigida Cavasino, con a latere Gilda Romano e Claudia Caputo, il commercialista ex massone, braccio destro del boss Rocco Molè ed ex collaboratore del Sisde, ha risposto per ore alle domande del pm Antonio Di Bernardo.

Il potere tra 'ndrangheta e massoneria

Arrestato nel 2009 nel corso dell’operazione Maestro sui mancati controlli ai carghi che approdavano al porto di Gioia Tauro,dove operava per i servizi segreti, Cosimo Virgiglio collabora con la giustizia dal gennaio 2010. Riferisce che, da quanto egli apprese, gli uomini di riferimento delle ‘ndrine erano tre: a Limbadi Luigi Mancuso, Nino Pesce a Rosarno e Giuseppe Piromalli a Gioia Tauro. Ambienti che a suo dire entrano in contatto con le istituzioni attraverso logge particolari che consentivano di assicurarsi nomine, voti, fondi comunitari influenzando economia, democrazia e istituzioni. “La massoneria è un sistema di fratellanza che accorpa potere, ci si deve mettere a disposizione.

Chi la tradisce verrà perseguitato. È difficile uscirne indenne. Sono entrato massoneria nel 1990 – racconta Virgiglio - quando finì gli studi a Messina. Stavo facendo il percorso per diventare giornalista pubblicista e all’Hotel Royal di Messina iniziai a frequentare il Rotary. Diventarono amici quelli che erano stati miei professori universitari.

Fui iniziato al Grande Oriente d’Italia nel 1992 nella taverna della villa di un vice primario di gastroenterologia a Messina. Ad introdurmi in questo mondo fu il professore di Statistica Marcello Caratozzolo".

La soffiata delle indagini sulle logge e i verbali bruciati

"Ricordo che un giorno nel suo studio - dichiara Virgiglio - arrivò Domenico Piromalli informandoci che dalla Procura di Palmi erano partite indagini sulle attività della massoneria in contrasto con la legge Anselmo (che vieta di costituire logge coperte) quindi bruciammo tutti i verbali di tornata con le firme e li scaricammo nel water.

Chiesi il motivo di quell’eccesso di zelo, mi venne detto che c’erano cose che non si dovevano sapere. L’anno successivo entrai a far parte dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme a Messina, un ordine cavalleresco di diritto vaticano, poi iniziò la mia ascesa. A Roma conobbi i vertici della massoneria che con il tempo mi affidarono la Gran loggia Garibaldini d’Italia di Vibo Valentia indicato come un’obbedienza tra le più potenti a livello decisionale. Venni invitato a tornare in Calabria perché avevano bisogno di una persona di fiducia. Vibo Valentia era infatti l’espressione di un potere regionale, ma era anche qualcosa di più. Era il luogo di passaggio di Giuseppe Garibaldi, dove lasciò una bandiera intrisa di sangue, un obolo e dei testamenti massonici.

Inoltre in quel momento storico la zona era di grande interesse perché stavano arrivando tanti soldi pubblici, quindi bisognava controllare i rapporti politici per poi governare anche l’ambito sanitario e a seguire la magistratura. Non a caso il Grande Oriente d’Italia fece la prima apertura al pubblico ufficiale in un hotel a Vibo Valentia, nell’agosto 2004, dove si presero importanti decisioni a livello politico. Erano momenti di incontro per la spartizione dei punti nevralgici del potere dagli investimenti in sanità alla spendita dei fondi europei”.

Il legame tra massoneria e magistratura

“Nel 1993 – racconta Virgiglio in collegamento con l’aula bunker - si riunirono i grandi vertici mondiali della massoneria in un convento di Santiago di Capo Verde e si presero delle decisioni importanti.

Era il periodo di tangentopoli, delle stragi di Capaci e via D’Amelio, situazioni molto delicate. Si dispose che non vi sarebbero stati più ingressi di magistrati, ma che dovevano essere comunque gestiti. Mi spiego meglio, ad indirizzarli sulla “retta via” doveva essere chi gli è vicino, tipo gli avvocati, che si spendevano per condizionarne le decisioni. Era così in tutti gli ambiti. Avevamo logge composte per la maggior parte da medici per la gestione della sanità, da architetti per le infrastrutture, da ingegneri per altro. Ogni loggia aveva un incarico, la mia era di tutti avvocati. Oltre a Chiaravalloti, Franco Tricoli e l’ex procuratore di Palmi Giuseppe Tuccio avevamo altri fratelli magistrati dei quali non conosco i nomi.

Quando finì in carcere per omicidio Agostino Marrazzo, fratello del mio amico Sabatino Marrazzo della gran loggia Garibaldini d’Italia di Vibo ci si rivolse al Gran maestro Pino Francica. Gli diede il nome di un penalista di Cosenza ed Agostino fu assolto”.

Le logge coperte

“Vi sono massoni che non risultano negli elenchi. Si tratta di figure – spiega il collaboratore di giustizia Virgiglio - sussurrate all’orecchio sono agenti, finanzieri, magistrati, la cui identità è conosciuta solo dal Gran maestro venerabile e fanno parte di logge satellite non regolarmente costituite. Noi ne avevamo diverse di questo tipo. A Crotone, dove c’era il procuratore Franco Tricoli, avevamo accorpato lì i “sussurrati all’orecchio” del settore giustizia.

I sacrati sulla spada sono invece pregiudicati, anche appartenenti alla criminalità organizzata, ufficialmente non compaiono negli elenchi, ma fanno parte delle logge coperte. Fino al 2009 in Calabria, secondo le mie conoscenze, le logge non regolarmente costituite in Calabria erano: noi con la Gran Loggia Garibaldini d’Italia per il Tirreno a Vibo Valentia; a Tropea L’Amor di Patria la numero 1784 per Nicotera e Limbadi della quale faceva parte Giovanni Mancuso e la Pitagora che era nostra loggia satellite per Crotone, Catanzaro e Vibo Valentia. Della loggia di Tropea dove avevamo convogliato diversi sacrati nella spada, ma nella quale era presente anche un uomo della Guardia di Finanza, abbiamo chiesto, invano, la chiusura.

Siamo però stati ostacolati, non abbiamo ottenuto nulla perché faceva comodo tenerla attiva. Va precisato che non era mai stata la massoneria a cercare contatti con la ‘ndrangheta o la politica, era l’esatto contrario. Il momento più significativo avvenne nell’agosto 2004 quando il maestro venerabile della loggia Morelli di Vibo Valentia istituì una borsa di studio per gli studenti in medicina, il premio Tedeschi. Era in realtà una scusa per invitare il Gran maestro del Goi Gustavo Raffi a Vibo Valentia e ribadire dove fosse il vero potere. Vennero invitati anche personaggi pubblici, della magistratura, della politica, il tutto alla luce del sole, era un messaggio per dire 'noi non abbiamo paura di nulla'”.

Le candidature e il sostegno della 'ndrangheta

“Elezioni governative, regionali, nomine di potere come la direzione dell’autorità del porto, questi – rivela Virgiglio rispondendo alle domande del pm - erano ambiti in cui riuscivamo ad influire. A portare da Reggio Calabria i nomi degli esponenti dei partiti da sostenere nel 2006 fu un ispettore di polizia. Il legame con la politica era evidente, si pensi che il tempio coperto della loggia Pitagora era nel residence dell’ex governatore della Calabria Giuseppe Chiaravalloti che era a capo di una loggia coperta. Alla fine però si decise di non farlo più candidare, mentre ricordo che sostenemmo l’onorevole Pittelli di Forza Italia, il sindaco di Briatico, il presidente della provincia di Reggio Calabria.

L’importanza di Pittelli era la sua capacità di confrontarsi con la magistratura. C’era un’inflazione di adesioni. In ogni paese si apriva una loggia satellite perché uno che voleva fare politica poteva così avvalersi della nostra rete. Per attingere al bacino di voti delle cosche nel vibonese ci si rivolgeva quasi in via esclusiva ai Mancuso. Quando c’era interesse a far eleggere qualcuno era la massoneria che si rivolgeva alla ‘ndrangheta attraverso soggetti in giacca e cravatta, soprattutto medici e avvocati”.