Dalle pagine del "Financial Times" ritorna un'ipotesi più volte circolata in passato [VIDEO]: Unicredit potrebbe fondersi con Société Générale. Secondo il quotidiano britannico, si tratterebbe di un progetto che potrebbe divenire più concreto in un orizzonte temporale compreso tra i 12 e i 18 mesi.

L'istituto francese ha fatto sapere che questo progetto non è stato portato all'attenzione del consiglio di amministrazione, mentre la banca italiana ha declinato qualunque commento.

All'interno del processo di ristrutturazione e consolidamento del sistema bancario italiano, per gli istituti di credito più grandi come Unicredit e Intesa Sanpaolo, le ipotesi di aggregazione a livello in Italia (che potrebbero essere ancora aperte per Banco BPM e Monte dei Paschi di Siena) appaiono al momento difficilmente compatibili con la dimensione raggiunta dai due istituti, e la capillare diffusione sul territorio nazionale.

La strada del M&A a livello europeo potrebbe dunque costituire il percorso di crescita più ragionevole.

Le condizioni dei due istituti

Osservando le condizioni di partenza con le quali i due istituti di credito si presentano a fronte dell'ipotizzata aggregazione, occorre rilevare che Soc Gen ha recentemente raggiunto una serie di accordi [VIDEO] riguardanti la definizione transattiva di alcune indagini, in merito ad una possibile manipolazione del tasso Libor, sulla quale erano in corso accertamenti da parte del dipartimento di giustizia degli Stati Uniti e della Commodity Future Trading Commission, oltre che del procuratore finanziario francese.

Quanto a Unicredit, occorre rilevare che, al momento, il piano industriale non prevede operazioni di fusione o acquisizione almeno fino al 2019, e che presenta una serie di obiettivi intermedi ancora da raggiungere rispetto agli impegni presi al momento dell'ultimo aumento di capitale che ha raccolto 14 miliardi.

Il giudizio degli analisti

Le prime valutazioni sull'operazione sottolineano i significativi ostacoli di carattere regolamentare dovuti al fatto che entrambi gli istituti vengono classificati di rilevanza sistemica, e si collocano al primo o al secondo posto per dimensione nella giurisdizione di appartenenza. Dal punto di vista della geografia e del modello di business, non si rilevano particolari sovrapposizioni (con la marginale eccezione di alcune attività in Russia), anzi secondo gli analisti di Kepler Cheuvreux potrebbero esserci sinergie sul versante dei costi, oltre a benefici derivanti dalla complementarità delle reti.

Un'aggregazione di livello europeo potrebbe incontrare il favore della vigilanza BCE, che si è detta positiva in merito all'emergere di operatori transnazionali. Questo tipo di soluzione potrebbe anche rispondere alle criticità riguardanti il profilo del rendimento del capitale che affligge i principali istituti europei.

Restano aperti i nodi riguardanti le posizioni che prenderanno i governi nazionali, e l'interessamento dimostrato in passato, e ancora sussistente da parte di Unicredit per la tedesca Commerzbank.