Sugar Tax e Plastic Tax, due nuove tasse da poco entrate in vigore fanno la loro prima vittima. Si tratta della Sibeg. L'azienda che imbottiglia la Coca Cola in Sicilia ha infatti deciso di trasferirsi. O meglio, ha deciso di delocalizzare la produzione in Albania, dove la Sugar Tax non c'è e non si prevede che venga introdotta. La nuova imposta è stata creata con l'approvazione della recente Legge di Bilancio 2020. Il suo scopo è quello di disincentivare l'uso dei prodotti ricchi di zucchero, al fine di tutelare la salute.

Ammonta a 10 centesimi per ogni chilo prodotto. Per i produttori di bevande distribuite in bottiglie di plastica, ad essa si somma anche la Plastic Tax, cioè altri 35 centesimi al chilo.

Se l'intento salutista e ambientalista delle due nuove tasse è apparentemente nobile, il risultato è negativo per il produttore. Ecco perché la Sibeg ha preferito trasferirsi all'estero. L'alternativa sarebbe stata scaricare sul consumatore il costo delle nuove imposte, aumentando il prezzo a bottiglia. Ma, in questo caso, si avrebbe inevitabilmente una contrazione delle vendite.

D'altronde sembra proprio questo lo scopo di chi ha introdotto le due tasse.

Con la Plastic e la Sugar Tax si prevede una calo della produzione e un aumento dei prezzi

La Sibeg produce, imbottiglia e commercializza la Coca Cola da sessant'anni. Lo stabilimento di Catania, infatti, è stato aperto nell'ormai lontano 1960. Luca Busi, amministratore delegato della società siciliana ha calcolato che su 115 milioni di fatturato, ben 18 milioni sarebbero andati al fisco, per il soddisfacimento delle due tasse.

Così ha ritenuto necessario correre ai ripari. A Tirana, infatti, l'azienda già possiede da 25 anni uno stabilimento che produce 10 mln di casse all'anno, contro le 27 mln di Catania.

Non tutte le attività saranno trasferite in Albania. Ciò non toglie che su 355 dipendenti dell'azienda catanese, ben 151 potrebbero perdere il posto. Inoltre, il problema rischia di allargarsi all'indotto, in un territorio dove il problema del lavoro è più grave che altrove.

Ma, se non si correrà ai ripari, le conseguenze saranno ancora maggiori per l'occupazione, in tutto il paese.

L'impatto della Plastic e della Sugar Tax secondo il sindacato

Il sindacalista Pietro Pellegrini, ha calcolato che le due tasse impatteranno complessivamente sulla Coca Cola per circa 140 milioni di euro l'anno. La stessa azienda americana prevede un calo del 10% delle vendite complessive, con un aumento del prezzo medio del prodotto che potrebbe toccare anche il 20%. Ciò porterà sicuramente a una contrazione dei livelli occupazionali, oltre che delle vendite.

Sono mesi che le industrie emiliane lanciano appelli al governo.

E' qui, infatti, che si concentra la maggior parte della produzione nazionale dei contenitori in plastica. Si tratta di ben 230 aziende con circa 17.000 dipendenti. Un settore sinora fiorente che rischia di andare in crisi per motivi sostanzialmente ideologici e non strettamente economici.

Meloni e Renzi chiedono l'abrogazione della Plastic e della Sugar Tax

Il “caso Sibeg-Coca Cola”, naturalmente, ha suscitato le reazioni di politici di vario orientamento. La leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni ha scritto su facebook che per le aziende italiane è vantaggioso delocalizzare in Albania. In tale paese, infatti, vige una tassa fissa pari al 15%, contro un carico assolutamente superiore nel nostro paese.

Si augura, inoltre, che gli elettori tengano conto della contrarietà del suo partito all'aumento delle tasse, nelle prossime regionali. Queste infatti si tengono proprio in Emilia-Romagna, dove la Plastic Tax incide maggiormente sulla produzione .

Contrario alla Plastic e alla Sugar Tax è anche Matteo Renzi, che pure fa parte della maggioranza governativa. A fine anno, il leader di Italia Viva aveva votato favorevolmente alla Legge di Bilancio che le ha introdotte. Ora invece ha espresso la sua contrarietà su twitter, auspicando che le due imposte siano cancellate. In attesa, ha chiesto che il governo convochi i responsabili dell'azienda di Catania per rassicurala e convincerla a non delocalizzare.

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