Il campionato di calcio di Serie A 2018/2019 volge al termine, ed anche quest'anno ha visto una squadra su tutte dominare e vincere con largo anticipo lo scudetto: la Juventus.

Ennesima vittoria, ennesimo campionato stravinto e ottavo titolo di fila: un record indiscutibile. Ciò nonostante, tanti, troppi juventini non riescono a gioire pienamente per la conquista del tricolore, perché ormai la priorità è rappresentata dal trionfo in Champions League, la "coppa dalle grandi orecchie" che manca dalla bacheca della Juve da 23 anni, una vita.

Ma cosa c'entra la massima competizione europea con la "tristezza" dei tifosi bianconeri? Qual è la connessione che intercorre tra la vittoria di un titolo nazionale (e di una Supercoppa italiana) e il mancato successo in Champions League? Le risposte a questi quesiti possono essere diverse: proviamo a dipanarle in queste righe.

Innanzitutto bisogna ribadire e sottolineare un concetto fondamentale: la Juventus vince ininterrottamente il titolo italiano da ormai 8 anni, un'enormità, un periodo temporale che nel calcio è molto più grande rispetto a qualsiasi altro sport e che non è una cosa da poco, infatti è un record del quale si deve rendere atto al club torinese.

La delusione del tifoso bianconero medio nasce, dunque, da alcuni fattori ben noti. La Juve non riesce a vincere in Europa, infatti l'ultimo trofeo conquistato risale ormai al 1996. L'acquisto di Cristiano Ronaldo, uno dei due più grandi calciatori contemporanei insieme a Messi, aveva evidentemente illuso buona parte della tifoseria. In molti, infatti, si dicevano convinti che la squadra di Allegri in questa stagione avesse vinto la Champions a mani basse, come se un unico giocatore - anche se si tratta di CR7 - potesse essere in grado di garantire da solo il successo in ambito internazionale.

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Juventus Serie A

Di conseguenza, in molti avranno già cominciato a pensare: "Non compri Ronaldo per battere il Chievo" (Adani docet). Questo concetto è alquanto ovvio, cosi come è palese che, nonostante lo squadrone (almeno sulla carta) imbastito dalla società torinese, non si possono avere garanzie di vittoria basandosi unicamente sull'organico o sui nomi dei calciatori.

La Juventus costretta per l'ennesima volta a riprovarci l'anno prossimo

Il calcio, soprattutto a livello europeo, è uno sport dinamico, composto da mille fattori diversi e nel quale ogni partita è una storia a sé.

Del resto è lo sport più bello del mondo anche e soprattutto per questa sua "imprevedibilità".

Avere un organico eccellente di certo aiuta, ma non è la sola variabile da considerare per poter decretare la vittoria in campo nazionale ed europeo. D'altronde basta dare un'occhiata ai risultati di questa Champions League che, oltre alla Juve, eliminata in malo modo e anzitempo dalla competizione, annovera tra gli esclusi eccellenti altri squadroni di blasone internazionale come Real Madrid, Psg, le due compagini di Manchester e il Bayern Monaco.

Nomi di tutto rispetto che, come la formazione italiana, puntano ogni anno a vincere tutto. Alla fine, però, solo una squadra è destinata ad alzare la coppa al cielo, con le altre costrette a stare a guardare, ben consapevoli che ogni gara va giocata e vinta, ma che nulla è scontato o pronosticabile in maniera aritmetica.

La mancanza di un gioco chiaro e preciso

La Juventus in Serie A riesce ad imporsi perché le avversarie sono lontane anni luce sia in termini di organico che in termini di evoluzione e crescita societaria.

Evitiamo invece di parlare di fatturato, perché la Champions mai come quest'anno ci sta dando delle lezioni inequivocabili: basti guardare a quanto sta facendo l'Ajax.

In campo internazionale si devono intersecare diversi fattori, tutti importantissimi per poter arrivare in fondo. Gli infortuni, ad esempio, hanno tormentato la Juve nel corso della stagione e questa non è una scusante ma un dato di fatto di grande rilevanza. A questo dato fa da contraltare la critica più aspra che si può imputare ai bianconeri e al tecnico Allegri: la mancanza di un gioco corale e definito, fondamentale per puntare al successo.

Non si tratta di mettere in scena un "calcio spettacolo" o di cimentarsi in belle giocate fini a se stesse, ma di creare un'identità di gioco chiara e precisa nella quale ogni calciatore della rosa sappia esattamente cosa fare in qualsiasi momento della partita. Identità di gioco che vuol dire sapersi imporre e saper esprimere un gioco efficace, avendo così un progetto di respiro internazionale. E anche qui è necessario richiamare in causa l'Ajax, esempio lampante di progetto calcistico e di coralità.

Progettare, crescere, innovarsi

La Juventus ha messo in atto il suo progetto con numerose mosse arrivate negli ultimi anni, a partire dall'inaugurazione dello Stadium (seppur sottodimensionato) e della Continassa (centro sportivo all'avanguardia), proseguendo con la quotazione in borsa della società, la valorizzazione del marchio-Juve e la nascita della Juventus Women che ha già vinto due titoli nazionali.

Tutto questo ha sancito il grande salto evolutivo della "Vecchia Signora", pionieristica in Italia e senza rivali sotto questo aspetto. Gli ultimi 8 anni di successi fanno della Juventus una società proiettata nel futuro, e la collocano inevitabilmente tra i club che, di anno in anno, possono ambire alle vittorie nazionali e internazionali.

In definitiva, quindi, va considerato che fino a quando i bianconeri non riusciranno a progettare anche un gioco basato su idee chiare ed una preparazione atletica in grado di portare i calciatori al top della condizione fisica per le sfide "secche", quelle da dentro o fuori, i tifosi continueranno a gioire per i successi in terra italica, ma vivranno sempre all'ombra della vecchia ossessione della Champions League.

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