Luigi Di Maio non sarà più il capo politico del Movimento 5 Stelle. Salvo clamorosi ripensamenti dell'ultima ora, infatti, nella giornata di mercoledì 22 gennaio l'attuale Ministro degli Esteri annuncerà di fare un passo indietro rispetto alla leadership del Movimento. Una mossa che arriva a pochi giorni dalle elezioni regionali in Emilia, cosa che probabilmente sta ad indicare che i vertici del movimento temono una debacle alle urne. La decisione di Luigi Di Maio pare inevitabile (forse arrivata anche troppo tardi), ma lascia una domanda aperta: cosa ne sarà del Movimento?

La storia del M5S con Di Maio leader è stata travagliata

La scelta di Luigi Di Maio di dimettersi sarà una data che segnerà per sempre il destino del Movimento. Un movimento che in pochissimi anni di vita Politica è riuscito a toccare percentuali di voto altissime, ma anche un clamoroso calo di voti in un lasso di tempo relativamente breve (in un solo anno di Governo con la Lega il partito di Di Maio è crollato dal 32% del febbraio 2018 al 17% del maggio 2019).

La leadership dell'attuale Ministro degli Esteri è iniziata il 23 settembre del 2017, quando la piattaforma del Movimento lo dichiarò candidato Presidente del Consiglio con l'82% delle preferenze. Il primo banco di prova per Di Maio furono le elezioni nazionali del febbraio 2018, le seconde alle quali il M5S partecipava nella sua storia.

Il risultato fu eccezionale, con il capo politico che raccolse il 32% dei consensi facendo risultare il suo partito quello più votato. In poco più di 12 mesi, Di Maio è diventato Ministro per due volte: la prima nel Governo con la Lega (partito di destra) nelle vesti di Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro, la seconda con il Partito Democratico (partito di sinistra) nelle vesti di Ministro degli Esteri.

Un cambio di posizione profondo e repentino, che ha portato il partito a una emorragia di voti: in tutte le elezioni svoltesi nell'ultimo anno e mezzo il M5S non ha mai vinto e, spesso, è risultato essere addirittura terzo partito dietro alla Lega e al PD (come accaduto alle Europee). Una debacle che, era ovvio, avrebbe portato Di Maio alla perdita della leadership.

Le dimissioni di Di Maio portano il Movimento a un bivio

Le dimissioni di Di Maio rappresentano un vero e proprio spauracchio all'interno della giovane vita del Movimento. La caduta del leader porta il partito di maggioranza davanti a un bivio: o rinasce dalle ceneri, o sparisce definitivamente. Difficile dire come andrà; ciò che è chiaro è che il suo successore (chiunque esso sarà) avrà un compito difficilissimo: ridare al Movimento la credibilità che nell'ultimo anno con di Di Maio leader ha completamente perso. Basti pensare ad alcune delle battaglie storiche del M5S come la Tav e la Tap. Ma il lavoro del prossimo leader sarà ancora più complesso perché il bacino elettorale nel quale ha trionfato in passato il Movimento è ora occupato dalla figura di Matteo Salvini, che è riuscito ad intercettare quel malcontento che era il combustibile del successo dei 5 Stelle.

Dimissioni Di Maio, i papabili sostituti

Difficile dire chi sarà il successore alla leadership: tra i più papabili vi sono Alessandro Di Battista, Giuseppe Conte e Roberto Fico. Scelta non scontata: Conte è al momento Presidente del Consiglio e una sua nomina da capo politico potrebbe andare a rompere gli equilibri (già fragili) all'interno della maggioranza; stesso discorso può valere per Roberto Fico, Presidente della Camera che per sua natura dovrebbe essere sopra le parti. Seguendo questo ragionamento il favorito per la successione sarebbe Di Battista, ma anche in questo caso si aprirebbero dei problemi non da poco: non è così scontato, infatti, che con Di Battista a capo del partito l'alleanza con il PD e con Italia Viva di Renzi possa continuare a esistere così come la conosciamo oggi; l'ex deputato, infatti, non ha mai nascosto la sua contrarietà a una alleanza con il PD (definito lo scorso settembre il "Partito più colluso d'Europa") e con Renzi.

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