Mancano poco più di tre settimane alla data del 4 marzo 2018, giorno in cui si terranno le elezioni politiche italiane, e Silvio Berlusconi non ha ancora fatto sapere chi indicherà, in caso di vittoria del centrodestra, come Premier. Quello che è certo, ad oggi, è che la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo non arriverà in tempo. Probabilmente se ne riparlerà in autunno ma, a quel punto, ormai i giochi saranno fatti. E comunque permane ancora l'alea sul possibile verdetto.

Intanto, però, anche nella coalizione di centrodestra c'è chi, come Matteo Salvini, ha iniziato a ricamare un po' su questa incertezza del leader di Forza Italia.

Infatti il segretario della Lega Nord sta sostenendo che chi dovesse votare per il suo partito, saprebbe cosa e chi andrebbe a scegliere, mentre nel caso di Forza Italia vi sarebbe il rischio di un salto nel buio che potrebbe portare ad una sorpresa gradita o meno. Ad ogni modo, al momento è sicuro che, per una serie di cause concomitanti, a salire a Palazzo Chigi non sarà Silvio Berlusconi.

Le grane giudiziarie del Cav

Infatti non c'è solo il ritardo della sentenza di Strasburgo, ammesso che sia favorevole. Qualora i giudici della Corte UE dovessero concedere la tanto agognata riabilitazione, continuerebbero a sussistere gli altri processi indicati come "Ruby Ter". Forzare la mano da questo punto di vista sarebbe improponibile, perché vorrebbe dire rompere la tregua in atto con la magistratura milanese, eventualità alla quale sia la famiglia che l'azienda di Berlusconi sono estremamente contrarie.

Ecco perché, molto probabilmente, il leader di Forza Italia, in caso di vittoria, potrebbe governare per interposta persona. Questa circostanza consente di ridurre notevolmente la rosa dei candidati alla presidenza del Consiglio.

I due papabili

Secondo fonti ben informate - consultate dal quotidiano "La Stampa" - fra tutti i nomi indicati fino ad oggi, dal Governatore della BCE Mario Draghi fino a Roberto Maroni, quelli veramente in pole position per assumere l'incarico di Premier sarebbero fondamentalmente due.

In primo luogo, l'attuale presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, che lo stesso Berlusconi ha definito una "soluzione splendida" e che, in passato, ha ricoperto il ruolo di portavoce del Cav.

Tajani, comunque, dovrebbe essere convinto a lasciare l'incarico europeo proprio mentre stanno per partire i confronti per i nuovi trattati UE, ed un suo addio renderebbe, di fatto, più debole la posizione dell'Italia, lasciando molto probabilmente il posto ad un esponente tedesco.

Al contempo, bisognerebbe convincere della bontà della scelta anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

L'altro papabile è Gianni Letta. Anche se ha ormai oltrepassato la soglia degli 80 anni, Silvio Berlusconi starebbe sondando gli alleati - in particolare Salvini - per cercare di capire se il leader leghista sarebbe favorevole a questo tipo di soluzione. Naturalmente, se al termine della tornata elettorale Forza Italia dovesse superare la Lega non ci sarebbe bisogno di ottenere l'approvazione di Salvini.

Nel frattempo, però, potrebbe emergere anche un terzo nome a sorpresa, ovvero quello di Niccolò Ghedini, legale di Berlusconi che, in questi anni, ha scalato le gerarchie all'interno di Forza Italia, diventando di fatto il numero due del partito.

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