“Sapete che c'è? Fate un governo senza di noi”. Aveva tuonato così Matteo Renzi lo scorso 5 marzo, all’indomani delle elezioni che hanno sancito un vero e proprio tracollo per il Partito Democratico, quello stesso partito che nel 2014 aveva toccato il 40% alle Europee. I destinatari erano i vincitori delle scorse elezioni: movimento 5 stelle e coalizione di centrodestra.

Alle parole di Renzi aveva ribattuto il governatore pugliese Emiliano, che invece uno spiraglio ai 5 Stelle lo voleva lasciare, e con lui tutto il fronte antirenziano, anche se dalla direzione del partito facevano sapere che la linea doveva essere quella dettata dal segretario dimissionario con tanto di documento approvato unitariamente; linea naturalmente mantenuta anche dal suo successore, il reggente Maurizio Martina. Ma la situazione sembra cambiare di ora in ora, viste anche le numerose voci che si stanno sovrapponendo sulla questione.

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Referendum in stile SpD

Ettore Rosato, l’ideatore del Rosatellum, ha proposto un referendum similare a quello dei socialdemocratici tedeschi. Rosato infatti, pur dichiarandosi contrario ad un'alleanza con il Movimento, ha affermato che una decisione di tale importanza potrebbe essere sottoposta all’attenzione dei tesserati con un referendum. Se ci fosse l’opportunità di fare un governo che includa PD e pentastellati, per Rosato sarebbe utile sottoporla agli iscritti.

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Rosato ha anche detto la sua su altre questioni, quale il nuovo segretario democratico e l’elezione delle Camere, a proposito delle quali, ha affermato l’ex capogruppo alla Camera dei Deputati, il Partito Democratico non chiede niente.

La stroncatura di Orfini al fronte della collaborazione

Prima delle parole di Rosato, un’apertura abbastanza di peso era arrivata da Walter Veltroni, che andava a unirsi ai vari Emiliano e Franceschini.

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Va a cresce il fronte del collaborazionismo dunque, e si fa forte l’attenzione verso Mattarella, che si trova di fronte a una situazione complicata in cui il PD, allontanato da Salvini ma corteggiato da Berlusconi, potrebbe rientrare. Ma Matteo Orfini frena e lo fa con toni abbastanza decisi. Il presidente del Partito Democratico infatti, a margine della presentazione di un libro, dice la sua sulla situazione politica generale e sul rapporto dei democratici col Movimento 5 Stelle definendolo strano, e si sofferma anche sull’idea del referendum tra gli iscritti proposta da Rosati.

Una proposta che Orfini afferma essere lecita, in quanto prevista dallo statuto, ma al momento non necessaria.

Orfini poi va giù pesante definendo strampalata l’ipotesi di un’orgia di governo con tutti dentro, anche perché qualcuno ha già detto di non voler fare governi col PD. Inoltre, il presidente ha concluso ribadendo ancora una volta che c’è un documento unitario che sancisce che il Partito Democratico nella legislatura che sta per nascere dovrà stare all’opposizione.

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