In occasione della puntata di questo giovedì 23 gennaio della trasmissione di La7 "Piazzapulita" è intervenuto come ospite Matteo Renzi, ex presidente del Consiglio e attualmente senatore di Italia Viva, il quale si è soffermato su numerosi aspetti di attualità Politica: dalle recenti dimissioni di Luigi Di Maio da leader del M5S fino alle imminenti elezioni regionali del 26 gennaio, ma anche del futuro politico del Paese.

Matteo Renzi: 'I 5 Stelle sono finiti, oggi in politica si passa dal 4 al 30% e dal 30 al 4% in poco tempo'

Matteo Renzi in particolare è stato stimolato da Formigli sulle dimissioni di Luigi Di Maio da leader del M5S, su cui ha detto: "Non mi permetto di entrare nelle loro dinamiche interne, solo che ora deve pensare a fare bene il ministro degli Esteri, vista la situazione delicata".

Riconoscendo: "Di Maio in questi anni è cresciuto, se pensiamo che nel 2015 votò contro all'elezione di Mattarella e nel 2018 ne chiese la messa in stato di accusa per alto tradimento, mentre ieri ha considerato Mattarella un nume tutelare della Repubblica, bene così.

E' anche diventato filo-atlantico, diversamente rispetto al passato. E' facile fare i populisti quando si è all'opposizione, perché quando governi la realtà si impone".

Poi l'ex segretario del PD ha detto: "Siamo sicuri che alle prossime elezioni politiche il M5S ci sia ancora? Io no. I 5 Stelle sono finiti. E' un dato di fatto. La politica ormai cambia con una velocità talmente impressionante, che si passa dal 4% al 30% e dal 30% al 4% nell'arco di una settimana.

Io ho fatto andata e ritorno". Un'affermazione a cui Formigli ha replicato con una battuta: "Per ora lei ha fatto l'andata, dal 30 al 4%". A cui Renzi ha risposto: "Quando trova un altro che raggiunge il 40%, lei me lo porti qui".

Proseguendo poi: "Il M5S è stato una grande speranza per molta gente, ma poi se le promesse se le sono rimangiate. Gli elettori non sono più stabili come in passato, se un partito perdeva il 2% era una sconfitta storica.

Oggi è tutto diverso. La vera domanda è cosa accadrà nei prossimi anni".

Renzi ha poi parlato del suo "omonimo" Matteo Salvini, spiegando: "Lui voleva i pieni poteri e questo era pericoloso, era pronto a uscire dall'Euro e sarebbe stata una follia. (...) E' evidente che Salvini all'opposizione funzioni molto meglio che al Governo. Fallo governare e non ne risolve una, mentre all'opposizione citofona. Quella scena vista a Bologna è agghiacciante. Lui esaspera i problemi ma non li risolve".

Le elezioni regionali del 26 gennaio secondo Renzi

Il leader di Italia Viva ha anche parlato delle imminenti elezioni regionali del 26 gennaio.

Riguardo al voto in Emilia Romagna ha detto: "Se la partita è davvero per chi deve governare la Regione vince Bonaccini, che ha ben governato. Mentre la Borgonzoni è rimasta nota solo per aver indossato una maglietta con scritto 'Parlateci di Bibbiano'. I cittadini sanno capire la differenza fra il voto politico e quello locale, come si è visto a maggio scorso, quando il centrosinistra ha vinto molte elezioni amministrative, nonostante la vittoria della Lega alle Europee".

Sulle conseguenze di tale voto regionale, Renzi ha spiegato: "Non è che lunedì mattina il Governo Conte va a casa. Il giorno dopo il presidente del Consiglio deve buttarsi a testa bassa per rilanciare l'economia del Paese e non ad aprire una crisi.

Piuttosto si aprano i cantieri. (...) Dobbiamo accettare l'idea che in democrazia parlamentare si vota ogni 5 anni".

Mentre riguardo alla Calabria, Renzi ha spiegato: "Se fossi calabrese voterei per Callipo, anche se non siamo riusciti a fare un'alleanza. Si appoggia un candidato se questo vuole essere appoggiato".

Il futuro della collocazione di Italia Viva: 'Serve una cosa diversa dalla nuova sinistra, io la chiamo riformista'

Poi Renzi si è soffermato sugli scenari futuri e sulla propria collocazione politica, anche alla luce dei sondaggi non positivi per Italia Viva: "Dopo le elezioni politiche noi saremo in doppia cifra.

Non vedo per quale motivo il Governo non debba durare fino al 2023".

Aggiungendo: "Nel Regno Unito è stato dimostrato che se la sinistra è radicale non perde, ma stra-perde. Ed è stata assist-man per la vittoria delle destre. Quindi anche in Italia, se la sinistra è quella radicale alla Corbyn, Sanders o Melenchon, allora non c'è futuro. Io credo che Zingaretti stia dando un suo disegno al Pd, che rispetto ma non condivido. Mi pare che stringano sempre più di più l'accordo fra PD, LeU e quello che resterà del M5S. In quel caso nascerà una 'nuova sinistra'. Ecco se quella è la nuova sinistra, noi faremo una cosa diversa, che io chiamo 'riformista'.

Il punto non è aggregare Calenda o la Carfagna, ma rispondere a quel 20% della gente che non vuole stare né con la sinistra radicale né coi sovranisti".

Il parere di Renzi su Berlinguer e Craxi

Matteo Renzi è poi stato messo di fronte a scegliere fra le figure di Enrico Berlinguer e di Bettino Craxi, spiegando: "Io non ho mai appartenuto alla storia comunista e quindi non sono nella tradizione berlingueriana, ma avendo guidato il PD ho visto quanta passione c'è in tanta gente nel ricordare Berlinguer come campione di etica morale e come colui che ha portato il PCI da questa parte dell'Oceano e nella comunità atlantica.

Ma io non sono mai stato neppure socialista. Avevo 17 anni nel 1992. Per estrazione culturale i socialisti erano visti come il male. Invece riconosco che Craxi ha impostato una stagione di riformismo che rimane nella storia di questo Paese".

Spiegando poi: "Io invece vengo da una cultura democratico-cristiana. I miei riferimenti sono La Pira, Zaccagnini e Martinazzoli. Ma non si deve per forza scegliere: Craxi è stato una colonna di questo Paese".

Renzi sullo 'squadrismo' social contro Formigli

In conclusione Formigli e Renzi hanno parlato del fatto che a dicembre, dopo un'ospitata dello stesso senatore fiorentino a Piazzapulita, qualche suo sostenitore aveva pubblicato sui social le foto di casa del giornalista di La7.

L'ex premier su questo ha detto: "Chi ha postato quelle foto e i suoi dati ha sbagliato. Ma non lo chiamerei 'squadrismo'. Chi viola la privacy commette un grave errore. Però lo squadrismo è l'inizio del fascismo. Chi ha sbagliato deve essere aiutato a correggersi. Serve vigilanza sui social, dobbiamo fare un lavoro pedagogico per abbassare il livello di odio che c'è. Le parole sono però importanti. Lo squadrismo lo lego al fascismo che è stato il male assoluto".

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