Matteo Bassetti torna a parlare di Coronavirus e di strategie di contenimento. Lo fa attraverso i suoi canali social e si schiera apertamente contro quelle che potrebbero essere misure su scala nazionali. L'infettivologo del San Martino di Genova da tempo sottolinea come sia opportuno continuare a predisporre chiusure e restrizioni sulla base della situazioni epidemiologica di territori limitati (regionali o provinciali), mettendo da parte idee di serrate nazionali. Quelle che, come lui stesso specifica in apertura del suo post, vengono suggerite da altri scienziati come misura da adottare al governo.

Covid, Bassetti dice la sua sulle regole

Gli italiani, negli ultimi mesi, hanno imparato la trafila che porta all'emanazione delle norme che finiscono per impattare sulla vita della quotidianità. Da un lato ci sono gli scienziati che, in base al quadro epidemiologico e allo status dell'epidemia da coronavirus, consigliano ai decisori ciò che bisogna restringere per limitare al massimo la possibilità che il virus dilaghi. Alla Politica tocca, invece, mediare tra le necessità sanitarie e quelle socio-economiche. Chiudere l'Italia è un orizzonte che rischia di far male al Paese ed è proprio per questo che negli ultimi mesi si è scelto di differenziare le regole in base al quadro epidemiologico di ciascun territori.

Una strategia condivisa da Bassetti.

Coronavirus, Bassetti spiega il suo punto di vista

Da diverse settimane ormai l'Italia si basa su una divisione cromatica del territorio. Ci sono zone rosse, arancioni e gialle in base al livello di rischio. "Il sistema dei colori - ha evidenziato - ovvero quello di decisioni da prendersi localmente, addirittura a livello provinciale sulla base di dati oggettivi ha ottenuto buoni risultati ed è metodologicamente corretto.

Occorre imparare dagli errori commessi".

La scelta della tripartizione cromatica del territorio è stata messa da parte a lungo durante il periodo festivo. Come è noto a cavallo delle festività natalizie si è scelto di rendere tutta la penisola interamente rossa o arancione per provare a limitare la mobilità. "La scelta fatta - ha scritto l'infettivologo - di diversificare in maniere nazionale i colori in pochi giorni, uno rosso, due arancioni e poi nuovamente rosso, e permettere alle persone di fare acquisti in quei giorni arancio, non è stata molto intelligente e non mi pare che abbia portato buoni risultati".

"E' stato il periodo peggiore degli ultimi mesi. Questa scelta è stata dal principio sbagliata e non ha fatto contento nessuno".

Parole di Bassetti che arrivano quando ormai mancano pochi giorni al prossimo Dpcm dove la divisione dell'Italia in colori dovrebbe essere mantenuta.

Tuttavia, tra le ipotesi che si fanno in questa fase ci sarebbe quella dell'adozione di una zona arancione nazionale finalizzata a scongiurare la mobilità delle persone nei giorni festivi e pre-festivi. Un provvedimento che porterebbe, oltre al blocco della mobilità intercomunale con qualche deroga per i piccoli comuni, anche alla chiusura di bar e ristoranti. La necessità è evitare che possa verificarsi una recrudescenza della seconda andata e scongiurare l'arrivo di una terza.

Il dato di fatto é che la scadenza si avvicina e presto saranno spiegate le nuove misure in maniera chiara, fermo restando che non dovrebbero discostarsi di molto da quelle degli ultimi giorni sulla base delle divisioni territoriali.

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