La lezione tenuta venerdì pomeriggio dall’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha segnato il suo ritorno in cattedra all’Università di Firenze. La lezione, dal titolo ‘Tutela della salute e salvaguardia dell’economia. Lezioni dalla pandemia’, si è tenuta nella sede del rettorato ed è stata trasmessa online, anche su Youtube. Dedicata agli studenti, la lectio magistralis ha ripercorso l’evoluzione della pandemia di COVID-19 in Italia con un’attenzione particolare al piano giuridico e politico e uno sguardo rivolto all’Europa e al mondo.

Le decisioni del governo sono state una ‘scelta tragica’

Dopo i ringraziamenti e i saluti di rito, Conte è entrato subito nel vivo del discorso. Ha definito, citando Guido Calabresi, le decisioni governative che si sono susseguite una ‘scelta tragica’ dalla portata diretta e immediata sulla vita, le cui valutazioni saranno rese possibili solo dalla ‘dimensione della storia’, aldilà della cronaca. La domanda, dice Conte, era ‘lasciar correre il virus o optare per misure restrittive’.

Tutela degli anziani e della salute

Conte ha poi parlato di due scelte fatte dal suo governo: la cura degli anziani come prova di civiltà, e l’impossibilità di tutelare l’economia senza tutelare la salute. Il metodo adottato è stato quello che fa riferimento al principio di precauzione: ‘Il principio di precauzione è stato assunto come strumento politico di gestione del rischio basato su evidenze scientifiche, adeguato a tutelare il valore primario della salute dei cittadini’.

‘I decreti-legge’, ha aggiunto l’ex premier, ‘hanno fornito la cornice di legittimazione legislativa per le norme secondarie che hanno introdotto le misure specifiche dei dpcm’. E ancora ‘l’esecutivo ha potuto attivare misure di prevenzione in corrispondenza dell’andamento della curva epidemiologica senza che tale esercizio arrivasse a configurare un’attività dell’esecutivo extra-ordinem suscettibile di alterare l’ordinaria dialettica democratica’.

Scienza e politica: confronto insistentemente cercato

Un altro tema affrontato nella lectio magistralis è stato quello dei rapporti tra la Politica e scienza, e più in generale tra politica e società. ‘La grande attenzione mediatica degli esperti e degli scienziati ha portato a evidenziare la varietà di opinioni che si genera anche in una comunità scientifica’, ha detto Conte che si è poi soffermato sul ruolo centrale del dubbio nella ricerca.

Per questo, ha definito la scienza ‘un’impresa intrinsecamente democratica’, risultato di controversie e conflitti superati attraverso esperimenti riproducibili in ogni parte del mondo. Tuttavia, ha poi aggiunto, ‘la politica non può demandare alla scienza le risposte ultime. Solo la politica, alimentata dalle virtù del discernimento e della prudenza, può governare la complessità’.

Lo sguardo all’Europa

L’ex presidente del Consiglio, nell’ultima parte della lezione, ha evidenziato la necessità di un rilancio del progetto europeo, e invitato gli studenti a ‘non rinunciare alla vostra libertà di movimento.’ I problemi dell’Unione Europea, nelle parole di Conte, sono stati la mancanza per molto tempo di una prospettiva politica di lungo periodo, e la presenza di una governance europea arenata su un’economia dai tratti liberisti ‘distante e oligarchia agli occhi dei cittadini’.

Quale la lezione dalla pandemia per Giuseppe Conte? ‘L’orgoglio di appartenere a una grande comunità nazionale, che sa riconoscersi in un comune destino. Ma anche l’importanza di aver studiato tanto, di avere fatto buone letture’. Conte ha asserito: ‘I libri sono moltiplicatori di esistenze, aiutano a discernere la realtà’. ‘Vi auguro buone letture e buono studio’, l’auspicio conclusivo del prof-premier agli studenti.

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