Cosi scriveva Sri Jawaharlal Nehru sottolineando la capacità dell’essere umano di dominare la propria vita. Gli esseri umani, si presuppone, siano gli unici responsabili delle proprie azioni e del proprio cammino.

Costruiscono la vita in maniera attiva, donandole un senso e attribuendole una miriade di significati. Questa idea esaustiva e coerente della natura umana non è l’unica a circolare nelle menti dei teorici pensanti della psicologia nel corso dei secoli. Nel corso della storia della psicologia sono state ipotizzate diverse idee sulla natura umana, tutte sviluppate in un contesto coerente accompagnate da motivazioni valide.

La scienza della personalità si distingue dalle scienze esatte e obiettive per la sua pluralità variegata di concetti. Già a partire dagli albori della filosofia antica i filosofi si interrogarono sul senso della vita. In particolare c’è un fenomeno filosofico chiamato Esistenzialismo che ha trovato, inoltre, le sue radici nella letteratura e nella psicologia. L’esistenzialista per eccellenza è Søren Kierkegaard. Ci capita spesso nella vita di dover prendere delle decisioni importanti. A volte ci troviamo di fronte ad un bivio e sembriamo proprio non trovare via d’uscita. È molto comune sentir dire “non ho avuto altra scelta” o anche “sono stato costretto”.

Siamo proprio sicuri di non avere alternativa?

Il comportamentismo, uno dei pilastri della psicologia, affermava che l’uomo è intrappolato in una sorta di determinismo rigido: causa ed effetto. L’uomo non è libero di scegliere poiché è l’ambiente a decidere per lui. Secondo questa concezione tutte le nostre azioni sono frutto dell’influenza dell’ambiente e l’uomo si adatta ad esso per sopravvivere senza comandare le proprie azioni.

Noi esseri umani siamo soggetti fisici in un universo fisico. Come tali, dobbiamo sottostare alle leggi della fisica. Proprio come le forze ambientali determinano la traiettoria della pietra, le forze ambientali determinano la traiettoria delle nostre vite nel momento in cui veniamo a contatto con il mondo.

Le persone non agiscono nel modo in cui agiscono perché così decidono, ma perché le forze ambientali determinano il comportamento.

Allora come possiamo spiegare un malessere psicologico? I comportamentisti affermano che le persone non sono malate, semplicemente non rispondono agli stimoli dell’ambiente in modo adeguato imparando una risposta disadattiva. Per tornare ad uno stato di normalità bisogna modificare l’apprendimento di questa risposta. I sentimenti, le credenze, le emozioni e i pensieri vengono liquidati a favore della forza ambientale. I comportamentisti vedono la mente come una scatola nera di cui non è possibile una conoscenza. Le persone posso essere studiate in base al loro comportamento esterno che è osservabile.

Il libero arbitrio

Di contro, la più grande revisione dell’esistenzialismo è stata fatta dal filosofo Jean-Paul Sartre.

Il tema fondamentale è quello del libero arbitrio. Secondo il filosofo le persone quando ammettono di “non avere altra scelta” in realtà stanno negando una responsabilità. Anche le circostanze estreme non annullano la capacità umana di scegliere liberamente. A differenza di ogni altro organismo, gli esseri umani non rispondono semplicemente all’ambiente che si trovano di fronte. Gli umani pensano anche alle cose non esistenti, al nulla. Le persone hanno la capacità mentale di pensare anche alle alternative possibili, come potrebbe essere e cosa potrebbe succedere. Sartre credeva che tali caratteristiche di capacità conferiscono libertà all’essere umano. L’ambiente non induce gli esseri umani nello stesso modo in cui le forze della natura inducono gli oggetti a muoversi.

Dal momento che l’uomo può porsi domande sul mondo e può immaginare le possibilità future, è libero da una semplice casualità deterministica che controlla il comportamento di altri oggetti del mondo. L’uomo si fa con l’esperienza e l’esperienza precede l’essenza. (Sartre)