Tra i batteri che possono creare disturbi alla cavità orale uno è stato identificato come quello più pericoloso che, oltre l’alitosi, può causare la parodontite (piorrea) ovvero la forma più grave tra le malattie gengivali. Ora i ricercatori, come il Prof. Jan Potempa della School of Dentistry, Università di Louisville, stanno dimostrando che alcune tossine prodotte da questi batteri possono viaggiare in tutto il corpo, favorendo l’insorgenza di gravi malattie.

Era già noto un nesso tra parodontite e malattie cardiache. Ora si sta scoprendo che queste tossine possono favorire l’insorgenza del morbo di Alzheimer, artrite reumatoide e polmoniti.

Bocca sana, mente sana

Potrebbe essere questo uno dei prossimi slogan dopo quanto ha presentato il Prof. Jan Potempa, all'annuale meeting di Experimental Biology, dal 6 al 9 aprile, a Orlando in Florida. Potempa è docente alla School of Dentistry, Università di Louisville e responsabile del Dipartimento di Microbiologia presso l'Università Jagellonica di Cracovia, in Polonia.

Il suo team ha dimostrato che il batterio Porphyromonas gingivalis, responsabile dell’alitosi e, soprattutto, coinvolto nella parodontite, la forma più grave delle malattie gengivali, produce delle tossine che possono raggiungere organi distanti come cuore, polmoni e cervello. Le persone affetti da parodontite sono quindi a maggior rischio di gravi malattie come l’artrite reumatoide o la malattia di Alzheimer.

In letteratura scientifica viene già descritta la presenza di P.

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Salute

gingivalis in campioni di cervello di pazienti con Alzheimer ma ora, il team di Potempa, in collaborazione con Cortexyme, Inc. che ha finanziato il progetto, è riuscito a dimostrare la relazione tra questo batterio e il morbo di Alzheimer. Analizzando i campioni di cervello di persone della stessa età, decedute per varie cause, e distinguendo tra coloro che in vita avevano avuto l’Alzheimer e quelli che non avevano sofferto questa malattia, i ricercatori hanno visto che nei campioni prelevati dai malati di Alzheimer il batterio P. gingivalis era presente con maggiore frequenza.

Inoltre, negli stessi campioni hanno trovato tracce di alcune tossine prodotte dal batterio, note come gingipain.

Un farmaco anti-gingipain contro Alzheimer

Si chiama COR388, un farmaco che blocca ginginpain e attualmente in sperimentazione clinica, in studi di Fase 1. Il farmaco viene studiato per la malattia di Alzheimer. Se questo farmaco dovesse funzionare allora è lecito ipotizzare che lo stesso potrebbe essere efficace in altre patologie causate dalle stesse tossine.

Ad esempio nella malattia autoimmune dell'artrite reumatoide ma anche nella polmonite da aspirazione, un'infezione polmonare causata dall'inalazione di cibo o saliva.

Potempa fa fatica a contenere il suo entusiasmo. Infatti, l’idea di poter controllare delle malattie terribili senza l’uso di farmaci aggressivi o di antibiotici ma solo con interventi mirati verso queste proteine patogene, come appunto la ginginpain, rappresenterebbe sicuramente un grosso successo per la ricerca.

Porphyromonas gingivalis

Si tratta di uno dei batteri più pericolosi per la Salute della bocca. Inizia ad infiltrarsi nelle gengive già durante l’adolescenza: sotto i 30 anni 1 persona su 5 ha bassi livelli di questi batteri nelle gengive. Se si mantengono sotto i livelli di guardia, con una corretta igiene orale, il Porphyromonas gingivalis non crea problemi. Diversamente, il batterio cresce a dismisura favorendo l’insorgere di infiammazione, quindi rossore delle gengive, gonfiore, sanguinamento per arrivare all'erosione del tessuto gengivale e quindi alla parodontite (piorrea).

In queste condizioni si ha una stimolazione della risposta immunitaria e i batteri passano dalla bocca al torrente circolatorio (sangue), raggiungendo tutti i tessuti. Con le conseguenze che abbiamo visto sopra.

Per evitare tutto questo è consigliabile una corretta e regolare igiene orale, spazzolando i denti e usando il filo interdentale, e sottoporsi ad una pulizia orale, da un igienista dentale, almeno una volta all'anno. Oltre a fattori genetici, che possono favorire una disbiosi orale, anche l’avanzare degli anni e cattive abitudini come il fumo, possono peggiorare questa condizione.

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