Capire i motivi delle scelte strategiche di un leader politico è cosa difficile. Comprendere il perché Vladimir Putin abbia deciso di invadere l'Ucraina è ancora più arduo vista l'imponente macchina propagandistica messa in piedi dallo 'zar' per giustificare l'attacco di un territorio così vicino all'Europa. C'entra sicuramente la volontà dell'Ucraina di occidentalizzarsi, spinta dal presidente ed ex comico, Volodymyr Zelenskij, il sogno di aderire all'Ue e alla Nato, smarcarsi dall'influenza russa ma c'è anche altro e va ricercato nel discorso revisionista e pieno di distorsioni storiche con cui Putin - lunedì 21 febbraio - ha detto che "l'Ucraina moderna è stata interamente e completamente creata dalla Russia".

Dichiarando guerra all'Ucraina, Putin ha di fatto attaccato quello che è uno stato sovrano dal 1991, in seguito alla dissoluzione dell'Unione sovietica, e che ha un percorso, una cultura e un popolo diversi da quelli russi, nonostante le radici comuni.

Perché Putin ha dichiarato guerra all'Ucraina: le ragioni storiche

Sono anni che lo 'zar' parla di ucraini e russi come di "un solo popolo". Lo disse sia in occasione dell'annessione della Crimea nel 2014, che negli anni a seguire.

Putin nel luglio del 2021 ha anche pubblicato un saggio 'Sull'unità storica di russi e ucraini' in cui di fatto annulla l'identità nazionale ucraina in favore di quello che lui ritiene essere un unico stato. Il fatto che ucraini e russi condividano radici comuni (lo stato slavo orientale di Kievan Rus) basterebbe per Putin a motivare l'invasione.

In realtà si tratta di due popoli che hanno sviluppato lingue e culture vicine e affini ma ben distinte. Il tutto può essere ascritto al rapporto che Putin conserva con l'idea di Urss, l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche - lo Stato federale discioltosi nel dicembre del 1991 - propria di Iosif Stalin. Nel rifiuto di Putin dell'idea leninista di espandere la rivoluzione comunista in Europa c'è tutta l'affinità elettiva tra il presidente della Federazione Russa e Stalin, leader dell'Unione Sovietica dal 1922 al 1953.

Stalin realizzò un progetto fortemente russocentrico, facendo in modo che quella che era l'Urss divenisse una 'propaggine' della Russia. Al contrario Lenin non voleva alcun rapporto di superiorità ma vedeva nell'Unione Sovietica un insieme di Repubbliche coesistenti e alla pari tra loro.

Vladimir Putin, dal momento in cui è salito al potere nel 1999, ha affossato i precedenti tentativi dei due ex segretari del Partito Comunista dell'Unione Sovietica Boris Yeltsin e ancor prima di Michail Gorbaciov di avvicinarsi alle democrazie Occidentali. Questa serie di motivi può essere utile a capire perché Putin affermi che "l'Ucraina moderna è stata interamente e completamente creata dalla Russia", giustificando così un invasione fatta per "denazificare l'Ucraina".

Una motivazione fuori dal tempo e dalla realtà anche perché, come notato da Yair Rosenberg giornalista dell'Atlantic su Twitter, "Putin vuole denazificare un Paese il cui presidente è ebreo così come è ebreo l’ex primo ministro: come tanti estremisti, chiama nazisti gli ebrei e trasforma le vittime del nazismo nei loro oppressori". Il tutto quindi si può riassumere nella volontà di Putin di ricreare una larga sfera d'influenza sulle ex repubbliche sovietiche, cercando di riportare l'egemonia russa al suo massimo splendore.

Guerra in Ucraina: Putin e la questione Nato

Se la scusa delle armi nucleari - parte delle distorsioni storiche e sociali con cui Putin nello stesso discorso del 21 febbraio ha motivato la ragione degli attacchi - non regge perché falso, l'importanza dell'influenza russa sulle ex repubbliche sovietiche è fondamentale per cercare di far luce sui motivi di questa invasione.

L'Ucraina non fa parte né dell'Ue né della NATO ma l'alleanza atlantica garantisce aiuti in termini economici e di armamenti per la nazione. Inoltre la posizione geografica, i rapporti commerciali ed economici, la questione storica e la spiccata occidentalizzazione dello stato, fanno dell'Ucraina un avamposto importantissimo per l'Europa nello scacchiere geopolitico mondiale e nei rapporti con la Russia. Putin nel caso perdesse l'influenza storica della Russia in Ucraina avvicinerebbe ancor di più l'occidente - inteso come Ue e NATO - ai confini, inoltre - secondo molti osservatori - passerebbe alla storia come il presidente che ha perso l'Ucraina. Nella visione russa centrica di Putin si tratta di una sconfitta inammissibile.

Ucraina: dalla rivoluzione arancione al “russo” Yanukovich

Subentra quindi la storia politica recente dell'Ucraina. Dalla sua indipendenza, l'Ucraina ha avviato un processo di occidentalizzazione che ha portato sia alla 'rivoluzione arancione' con la quale il popolo difese la vittoria elettorale di Viktor Yushenko, candidato filoeuropeo, ai danni di Viktor Yanukovich che invece era espressione del pensiero russo. Poi di nuovo nel 2013 con il movimento Euromaidan, serie di manifestazioni pro-europee che portarono alla conseguente rivoluzione del 2014 e alla cacciata di Yanukovich, allora presidente del Paese.

Va però sottolineato come l'ingresso di Kiev nella NATO sia particolarmente difficile nel breve periodo secondo diversi osservatori.

Ciò che invece preoccupa il patto atlantico è la possibilità che il precedente, ovvero l'invasione dell'Ucraina, possa portare ad una scia di guerre atte a riprendere l'egemonia russa su quei paesi parte un tempo del blocco sovietico. Con un occhio a Estonia, Lettonia e Lituania, un tempo repubbliche sovietiche e oggi membri dell'Unione e della Nato. In quel caso una guerra su larga scala sarebbe inevitabile. Questo, secondo alcuni analisti, è infatti il motivo per il quale Biden ha detto di voler dislocare i soldati americani a difesa delle tre repubbliche baltiche.

La situazione in Ucraina oggi

Tra giovedì 24 e venerdì 25 febbraio ci sono state esplosioni e bombardamenti a Kiev e, come annunciato dal presidente ucraino Volodymyr Zelenskij i soldati russi sono entrati nella capitale.

Lo stesso presidente parla di 137 morti tra i soldati ucraini e 800 tra quelli russi. Si tratta però di numeri provvisori che non è possibile confermare. Zelenskij, secondo Oliver Carroll, corrispondente a Mosca per l'Independent, si sarebbe rifugiato in un bunker.

Secondo quanto riportato da diversi media in migliaia stanno provando a scappare dall'Ucraina alla Polonia. Si parla di strade paralizzate dal traffico e di ucraini che provano a varcare il confine a piedi, mentre i soldati americani di stanza in Polonia presidieranno la frontiera per garantire sia l'esodo che protezione ai confini. Unanime la condanna della guerra da parte di tutte le personalità di spicco del mondo occidentale e non solo.

Il Papa ha espresso preoccupazione per il conflitto, per il premier Mario Draghi la democrazia ucraina è stata colpita nella sua sovranità. Allo stesso modo Olaf Scholz, cancelliere tedesco, ha sospeso la certificazione per l'apertura del gasdotto Nord Stream 2, inoltre Usa e Ue hanno varato sanzioni contro la Russia come deterrente per cercare di evitare che il conflitto si allarghi su scala mondiale.

La guerra in Crimea, il precedente dell’invasione russa in Ucraina

Diversi osservatori e analisti hanno notato come la crisi culminata con l'invasione dell'Ucraina, abbia alcune affinità con quella che portò alla crisi in Crimea del 2014 e l'annessione della penisola posta al sud dell'Ucraina da parte della Russia.

Le cause furono proprio le proteste di Euromaidan che volevano staccarsi dalla sfera d'influenza filorussa per aderire maggiormente al blocco occidentale. Anche in quel caso Putin, mettendo in moto la macchina propagandistica russa, parlò della rivoluzione come di un "colpo di stato militare", arrivando a negare la presenza di soldati russi sul luogo. Riferendosi invece ai militari come a gruppi armati autoctoni che stavano difendendo il Paese dal fantomatico "colpo di stato di Kiev". Le differenze però sono sostanziali. A partire dal fatto che Putin fin dall'inizio negò un possibile intervento in Crimea, a differenza di quanto fatto adesso, inoltre l'Ucraina era più instabile e meno coesa di adesso.

Secondo alcuni sondaggi, riportati da diverse testate italiane e internazionali, il 90% della popolazione ucraina preferirebbe aderire all'Unione europea che rimanere nella sfera d'influenza russa.

L'annessione della Crimea, che fu invasa interamente dalle truppe russe, portò ad un referendum - giudicato illegittimo anche dalle Nazioni Unite - con il quale venne sancita l'annessione della penisola. Successivamente la Russia armò gruppi separatisti vicini a Mosca a Donetsk e Luhansk, parte del Donbas, con le quali Putin mantiene una larga influenza sul Paese. Il tutto sfociò negli 'accordi di Minsk' che sancirono la fine dei combattimenti e il mancato riconoscimento da parte della comunità internazionale delle due repubbliche autoproclamatesi indipendenti di Donetsk e Luhansk. Gli accordi di fatto non furono mai rispettati.