Sono passati pochi giorni dalla sentenza di Strasburgo che sancisce l'abuso perpetrato in danno dei precari della scuola italiana da oltre vent'anni, con dichiarazioni contrastanti sia da parte del Miur che si ostina a limitare la validità solo a qualcuno, sia da parte del governo che rivendica il merito di aver anticipato i tempi della sentenza.

Il ricorso possono farlo tutti

Nella realtà dei fatti tutti possono ricorrere data la violazione accertata della direttiva comunitaria europea, la 1999/70, che va ben oltre i 36 mesi, i posti vacanti, disponibili, le abilitazioni amenità e 'pinzellacchere' varie che servono solo ai perditempo e ai catturaclick per un po' di pubblicità in più.

Ciò che nella sentenza è chiaro è che non si può ricorrere ai contratti a tempo determinato senza bandire concorsi tra l'uno e l'altro e senza che siano passati 90 giorni di distanza tra loro. Ma i conti ancora non tornano: vediamo perché.

Gli esclusi dalla manovra

Secondo le stime fornite dai vari sindacati di categoria, i beneficiari della sentenza europea sarebbero 250.000 docenti precari. Con la recente approvazione della legge di stabilità passano i provvedimenti per i quali verranno immessi in ruolo 150.000 docenti a settembre 2015 e altri 40.000 attraverso un concorso. A conti fatti qualcuno direbbe che allora c'è posto per 190.000 unità. Gli esclusi sarebbero 60.000 dunque. Ma è veramente così ed è proprio necessario ricorrere?

I numeri del precariato

In un recente sondaggio è emerso che nel corso degli ultimi tre anni ci sono 43.000 iscritti che non hanno usufruito di supplenze annuali al 30 giugno o al 31 agosto e neanche supplenze brevi. La partita del saldo effettivo si gioca perciò all'interno di questa comunità. Quanti hanno un lavoro stabile e quanti invece provengono dalle paritarie e conservano l'intenzione di avere il posto fisso? Potremmo avere la disponibilità aggiuntiva di altre 20 unità se calcoliamo in questa parte coloro che non risponderanno presente all'appello del Miur. Arriveremmo a totalizzare 40.000 precari che rimangono ancora fuori.

Il contingente aggiuntivo

Dobbiamo però ancora depurare il dato dei papabili esclusi di 9500 unità costituite dai laureati del vecchio ordinamento e degli abilitati con le Siss.

A questi vanno aggiunti i 7000 vincitori dell'ultimo concorso del 2012 che sono pari a 7000 nuovi docenti. Il contingente in ingresso a settembre sarebbe dunque formato come segue:

  • 148.000 dalla Gae
  • 9000 laureati del vecchio ordinamento
  • 7000 del concorso 2012
  • 500 dalle Siss

Per un totale di 164.500 persone a cui aggiungere i 40.000 del prossimo concorso, come lo stesso governo ha a più riprese annunciato. Siamo esattamente a 204.500 persone al netto delle rinunce. Quest'ultimo dato si può solo approssimare grossolanamente in 24.500 persone, andando così a totalizzare un netto di 180.000 nuovi entrati. Ma i posti lasciati liberi sono da ricoprire visto che le disponibilità ci sono.

Attingendo dalla riserva degli esclusi lasceremmo fuori ancora circa 35.000 unità. E dei pensionamenti non ne parla nessuno? Una stima parla di 200 mila unità che andranno in pensione nel triennio 2016/2019, per una media annua di 65.000 docenti. A noi risultano ancora da coprire 30.000 cattedre, a conti fatti. E' proprio il caso di far partire gli emboli e disperarsi? Sembra piuttosto di poter rispolverare la classica frase di rito sui bus degli anni '60: 'Avanti c'è posto!'