Approvazione della Buona Scuola nei tempi più rapidi possibili ma chiediamo collaborazione. Queste le parole del capogruppo Pd alla Camera, Ettore Rosato. Per la serie: 'L'intenzione noi ce l'abbiamo', ma togliamo di mezzo gli emendamenti proposti in quantità industriale. 
La riunione di questa mattina, tenutasi a Palazzo Chigi, tra il presidente del Consiglio Matteo Renzi e i vertici del partito Democratico (presenti tra gli altri, il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi e quello dell'Istruzione, Stefania Giannini) ha restituito ottimismo sull'approvazione in legge della riforma renziana, a patto che vengano raggiunte in fretta intese più ampie possibili.

DDL Scuola, Rosato e minoranza Dem: arrivano spiragli molto 'indicativi'

Rosato, portavoce della maggioranza, ha sottolineato come il capitolo assunzioni rappresenti un interesse comune con l'opposizione: con 3.000 emendamenti, però, si rischia di affossare il provvedimento e, di conseguenza, le assunzioni. L'appello della maggioranza è quello ad una rinuncia dell'ostruzionismo, per il bene dell'istruzione in Italia, per l'approvazione di una riforma che serve al Paese. 
A questo proposito, la minoranza Dem ha offerto un segnale di apertura: 'La riforma va fatta - ha dichiarato Maurizio Martina, ministro dell'Agricoltura (Sinistra è cambiamento) - Va migliorato in singoli punti ma si deve fare in fretta, per avere anche le assunzioni'.

Renzi e DDL Buona Scuola: un ultimo 'bluff' per vincere la partita?

Quali saranno, dunque, i possibili sviluppi in Parlamento? La giornata cruciale sarà quella di martedì 23 giugno dove vedremo se ci sarà 'collaborazione' tra i vari gruppi per il ritiro degli emendamenti. Se tutto ciò non dovesse accadere, a Renzi e al Partito Democratico non resterà che scegliere la strada del maxiemendamento e della richiesta di fiducia in Senato (tra giovedì 25 e venerdì 26). Se i piani del governo si realizzeranno, la riforma della Buona Scuola potrebbe incontrare un'approvazione 'lampo' alla Camera per i primi giorni della settimana successiva.
Quella 'minaccia televisiva' di rinvio al prossimo anno da parte di Matteo Renzi, dunque, potrebbe essere stato 'l'ultimo bluff' della partita a poker giocata contro il mondo della scuola: il premier ha pronto il suo 'asso nella manica' e, probabilmente, sarà quello che gli permetterà di vincere.

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