Il clima della campagna elettorale sta iniziando a surriscaldarsi e sta ormai coinvolgendo tutte le fazioni politiche. La sinistra Dem, e non, sta avendo problemi di alleanze; Berlusconi sembra ormai tornato al 100% sulla scena politica nazionale; alcuni politici di lungo corso, Verdini e Alfano, hanno dichiarato di voler lasciare la scena politica attiva, col partito del secondo che oggi rischia di spaccarsi proprio a causa dell’orientamento da prendere: alcuni vorrebbero affiancarsi al PD, mentre altri tornare tra le braccia dell’ex cav.

In mezzo a questo fermento, si collocano naturalmente anche Salvini e i grillini, con i pentastellati visti dall’ex patron del Milan come nuovo male assoluto alla stregua dei comunisti nel 1994.

Proprio nella galassia del centro destra, si inserisce un nuovo soggetto politico, di recente costituzione e con a capo una vecchia conoscenza del mondo forzista: Michela Vittoria Brambilla, che ha recentemente fondato un nuovo partito: il Movimento Animalista.

Partito Autonomo o regia berlusconiana?

Il Movimento Animalista, oggi inquadrato come vero e proprio partito, punta il 3% alle prossime politiche e un’azione capillare sul territorio; la svolta animalista della Brambilla è ormai nota da alcuni anni, e la stessa ex Ministra del Turismo ha dichiarato di aver creato un movimento indipendente e transpartitico, aperto a tutti coloro che avessero a cuore i diritti degli animali; nulla a che vedere dunque con una volontà berlusconiana di allargare il proprio bacino di voti agli amanti degli animali; recependo dunque consensi da partiti quegli elettori di ispirazione Verde che avevano, fino a oggi, orbitato nella galassia del centro sinistra.

Un mondo, quello ambientalista e animalista, che secondo alcuni sondaggisti avrebbe un bacino addirittura tra il 5 e il 20%

La controparte progressista nata da una scissione

E in effetti la Brambilla sembrava aver fatto centro. La sua idea di Movimento aveva colpito proprio alcuni ex-Verdi come Eugenio Carlomagni e rappresentanti PD come Elisa Bazzoni, che avevano voluto aderire al MA proprio per la sua natura iniziale di soggetto non politicizzato.

Ma il colore del movimento brambilliano è evidentemente azzurro, e già nella giornata di ieri l’ex ministra ha stroncato PD e grillini e annunciato che mai farà alleanze con loro.

Intanto anche a sinistra qualcosa si è mosso, e in area PD è nata a Pescara una nuova lista: l’ANA (Alleanza per gli Animali), il cui scopo è quello non solo di difendere gli animali, ma anche chi ne tutela il benessere.

Tra i fondatori proprio Carlomagni, che ha dichiarato come la sua concezione e quella della destra di ambientalismo non possano coincidere. Anche il presidente di Assocanili Michele Visoni è contro la Brambilla che invece incassa l’appoggio della presidentessa dell’ENPA

Anche area Dem tuttavia si becca una stroncatura eccellente, quella della scrittrice e giornalista animalista Margherita D’Amico, che vede nei voti degli animalisti un'occasione mancata da parte del PD; con Renzi talmente convinto che fossero proprietà del centro sinistra da averli ignorati fino a perderli.

La bocciatura leghista

Il soggetto della Brambilla tuttavia ha anche un detrattore di tutto rispetto: la Lega di Matteo Salvini.

La Brambilla vorrebbe infatti abolire la caccia, idea che a vari esponenti leghisti -e non solo- proprio non va giù. Anche i grillini non lesinano critiche, accusando l'ex ministra di essere impegnata più a promuovere il suo libro che a presenziare alle commissioni di cui fa parte.

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