Secondo quanto deciso dall'ultima assemblea nazionale del Pd, il prossimo congresso nazionale del principale partito di opposizione dovrebbe svolgersi prima delle elezioni europee, quindi a inizio 2019, con le Primarie per la scelta del segretario che dovrebbero essere fissate per il 24 febbraio. Date ancora non ufficiali, visto che gli sviluppi politici generali potrebbero anche sparigliare le carte a far saltare queste date.

Ma nel frattempo nel PD si inizia a pensare a quali potrebbero essere i candidati, e le candidate, per la segreteria nazionale del partito, carica attualmente ricoperta da Maurizio Martina.

In attesa di capire quale scelta farà riguardo al futuro appunto il segretario in carica - ricordiamo che Martina è stato eletto da una maggioranza "bulgara" (solo 7 contrari e 13 astenuti) - si iniziano a diffondere voci sui possibili concorrenti alla leadership dei dem.

Da questo punto di vista ancora non è chiaro come si comporteranno, ad esempio, le due minoranze uscite dall'ultimo congresso del 2017, ovvero quella all'epoca guidata dall'ex ministro Andrea Orlando e quella del governatore pugliese Michele Emiliano: riusciranno a trovare una sintesi, riunendosi in un'unica proposta Politica congressuale? Troveranno una candidatura unitaria fra loro? Oppure cercheranno una mediazione con la maggioranza interna uscente per dare una "linea nuova" al partito e anche un segretario di mediazione? Nelle prossime settimane lo capiremo meglio.

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Politica Pd

Tre possibili nomi femminili per la futura guida del PD

Intanto però su diversi quotidiani rimbalzano alcuni nomi di alcune donne che potrebbero scendere in campo per la guida del PD.

In particolare nelle ultime ore è forte il nome di Maria Elena Boschi, 37enne aretina ed ex ministra per le Riforme Costituzionali. La sua possibile candidatura, che sarebbe espressione appunto dell'area strettamente renziana, è rilanciata in queste ore sulle colonne de Il Fatto Quotidiano, dopo che la deputata ha rilasciato un'intervista al Corriere della Sera, dove a una domanda sulla possibilità che il prossimo segretario del PD possa essere una donna ha risposto con un "Mai dire mai", che può essere interpretato in molti modi.

Ma proprio nelle ultime ore Il Giornale rilancia anche un'altro nome femminile, ovvero quello di Teresa Bellanova: 60 anni pugliese, ex sindacalista della CGIL, già sottosegretaria al Lavoro e poi viceministro dello Sviluppo Economico. I suoi interventi hanno "infiammato" l'ultima convention nazionale della Leopolda e sarebbe una figura molto gradita a Matteo Renzi, il quale secondo i bene informati sarebbe propenso a non scendere in campo in prima persona.

Infine, anche se non si fa il suo nome nelle ultime settimane, va tenuta presente la presenza di Debora Serracchiani. La ex presidente della Regione Friuli, dopo alcune critiche rilasciate a mezzo stampa in primavera, non è più considerata una "fedelissima" renziana anche se di fatto ha per anni approvato e difeso a spada tratta le politiche dell'ex Premier fiorentino. La Serracchiani peraltro a metà aprile, al Corriere aveva detto: "Quando ci saranno le primarie farò una valutazione molto attenta della possibilità di essere tra le persone che si candidano a cambiare il Partito Democratico, ritrovare un’identità che evidentemente abbiamo smarrito, dei valori che ci tengano insieme, ragionare di nuovo con chi ha pensato di uscire dal Pd".

E chissà che appunto con l'avvicinarsi del Congresso la 48enne romana, friulana d'adozione, non possa davvero decidere di scendere in campo, magari provando a essere (a differenza delle due citate precedentemente) una candidatura di sintesi fra i renziani e almeno una parte delle minoranze.

Intanto va fatto notare che Boschi, Bellanova e Serracchiani, in queste settimane estive si stanno facendo molto vedere, con interventi a varie Feste de l'Unità o comunque a iniziative del PD in giro per l'Italia.

E' forse ancora presto per capire se realmente il PD deciderà di attuare una "svolta rosa" per la propria segreteria o se resteranno solo ipotesi estive. Intanto è il caso di dire "se sono rose fioriranno".

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