L'evasione fiscale è la condotta del cittadino-contribuente volta a eludere le norme fiscali dello Stato. L'evasione si può concretizzare in diversi modi: non fatturando la vendita di beni o servizi; svolgendo una attività economica senza alcuna regolarizzazione (lavorare "al nero"); redigendo false dichiarazioni dei redditi per omettere il versamento delle imposte dovute; deducendo, in fase di dichiarazione fiscale, costi inesistenti o non sostenuti realmente; non pagando imposte o tributi obbligatori (per esempio la tassa sulla casa, quella sui rifiuti, il canone Rai).
L'evasione fiscale costituisce un danno perché produce una riduzione delle entrate fiscali e dunque (indirettamente) un peggioramento dei servizi. L'evasione fiscale è contrastata con specifiche norme e specifiche sanzioni, anche penali.

Ovviamente dare una misura della evasione fiscale non è semplice, data la natura del fenomeno. In Italia ci sono diverse stime risalenti al 2014: da quella della Corte dei Conti, secondo la quale sono oltre 130 i miliardi evasi al fisco ogni anno, a quella di Confcommercio, che stimava in oltre il doppio - 270 miliardi - l'evasione fiscale. Se rapportata al Pil quest'ultima cifra pone l'Italia alla testa della classifica dell'evasione fiscale tra i Paesi industrializzati, con il 17,2 per cento del Prodotto interno lordo. Il Regno Unito è al 6,7 per cento, i Paesi del nord Europa sono sotto il 2 per cento.
L'evasione scoperta dalle istituzioni è nettamente inferiore. Nel 2013 l'Agenzia per le entrate ha contato 24,5 miliardi di euro evasi.

Secondo gli esperti nel nostro Paese la regolarità fiscale è stata scoraggiata anche dal massiccio ricorso ai "condoni". In un rapporto sull'evasione del 2014 il Ministero dell'Economia ha scritto che dall'Unità d'Italia al 2014 l'Italia ha promosso oltre 80 condoni fiscali e che questi minano la credibilità dello Stato, soprattutto nei confronti dei contribuenti onesti.
I condoni però hanno una storia ben più antica. Il primo che si ricordi è quello promosso dall'Imperatore Adriano, che cancellò con un solo atto tutti i debiti fiscali dei contribuenti. In una notte furono bruciati i documenti contabili che comprovavano la totalità di debiti ed arretrati di migliaia di contribuenti morosi, ovvero 900 milioni di sesterzi. Un perdono totale, al quale però seguì una riforma fiscale.

Nell'Italia moderna alcuni dei condoni hanno avuto risultati significativi anche per le casse dello Stato; lo spirito dei condoni fiscali è infatti quello di raccogliere denaro per le casse dello Stato che si ritiene altrimenti difficilmente ottenibile: si dà all'evasore la possibilità di rientrare nella legalità e in cambio si ottiene qualche beneficio per le casse pubbliche. Nel 1982, ad esempio, dopo i mondiali di calcio che videro il trionfo dell'Italia, il governo mise a punto un maxi condono fiscale che portò nelle casse dello Stato 11 mila miliardi di lire. Non sempre l'esito di simili provvedimenti è stato, però, altrettanto consistente.